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Italia-Germania 4-3: la madre di tutte le partite!

La partita del secolo! Ho già espresso la mia opinione al riguardo, considerando Italia-Brasile del 1982 come la partita più bella ed emozionante che i miei occhi abbiano mai visto. ma è un’opinione assolutamente personale e per i più, o almeno per coloro che hanno avuto la fortuna di vederla, la partita del secolo resterà sempre Italia-Germania 4-3, nei mondiali messicani del 1970.

Quante volte ne avete sentito parlare? Anche in quell’occasione gli italiani si ritrovavano sul terreno di gioco a fare da comparse, per la visibilità e la gloria di chi in quella notte avrebbe dovuto festeggiare l’ingresso in finale. La Germania era veramente grande in quel periodo e tutti la davano per favorita, nonostante tra le nostre fila ci fossero nomi come Boninsegna, Facchetti, Riva e Mazzola.

Pronti via e l’Italia si ritrova a condurre con un gol di Boninsegna, imbeccato da Rombo di tuono. Tutto facile? Nient’affatto, perché da quel momento in poi (era l’ottavo minuto), la squadra azzurra si vedrà costretta a difendere l’esiguo vantaggio, con i panzer tedeschi che scendevano verso la nostra metà campo come sciatori in cerca di record.


All’Italia non restava che ripartire in contropiede, ma fino al 90′ il risultato rimase immutato. Anzi, fino al 92′, perché Karl-Heinz Shnellinger si ricordò, ben oltre la fine dei tempi regolamentari, che i piedi servono anche per tirare, oltre che per picchiare gli avversari e con un piattone trafisse il povero Albertosi. 47 partite con la maglia della nazionale tedesca ed un solo gol all’attivo: proprio contro di noi si doveva svegliare?

Tutto da rifare, con quell’angoscia, che ti prende lo stomaco e ti fa credere che sia un segno del destino: la vittoria era lì, ad un passo, ed i nostri non erano riusciti a portarla a casa. Tempi supplementari ed è qui che comincia la Storia!

Sei minuti per uccidere le speranze azzurre, con quel gol di Gerd Muller che poteva tagliare le gambe e farci cadere nel baratro. Una partita condotta per quasi noventa minuti e poi di colpo finivamo sotto. Incredibile! Ma Burnich, altro difensore poco abituato a festeggiare la gioia di un gol, rimetteva la partita in equilibrio, sfruttando una punizione di Rivera. Poi ci pensò Gigi Riva a dimostrare ai tedeschi di che pasta sono fatti i centravanti italiani ed a due minuti dalla fine del primo supplementare ci ritovammo a condurre 3 a 2.

Cambio di campo: coraggio ragazzi, manca solo un quarto d’ora alla fine e possiamo resistere. Dobbiamo resistere! Ma il piccolo Muller non la pensava così e dopo cinque minuti infilò ancora il portiere azzurro, tra lo stupore generale, primo fra tutti, quello di Gianni Rivera, che era appostato sul palo e si era visto passare accanto il pallone, senza riuscire ad intervenire. 3 a 3 ed ora sembrava veramente scritta la parola fine su una gara interminabie e rocambolesca.

Palla al centro per giocare quegli ultimi minuti, che ormai sembravano inutili. La storia di quella partità sembrava scritta e non c’era modo di cambiarla. Uno, due, tre passaggi, e la palla finisce proprio sui piedi di Rivera “colpevole” dell’ultimo gol subito. Un’occasione da non perdere per il giovane attaccante rossonero che si ritrovò la porta spalancata davanti. Palla da una parte, portiere dall’altra: gol e apoteosi!

Grande cuore, la piccola-grande Italia riusciva finalmente ad avere la meglio sull’armata tedesca, nella gara che resterà scritta nei secoli come la più avvincente di un mondiale. Forse si, è giusto considerarla la partita del secolo ed è un vero peccato averla potuta vedere solo nelle immagini sbiadite di una videocassetta.