Partite storiche: Inter – Benfica, finale Coppa Campioni 1965

di Roberto Bosio Commenta

La seconda Coppa dei Campioni vinta dall’Inter consecutivamente arriva il 27 aprile del 1965 allo stadio Meazza di Milano. E’ la decima finale e la prima che si gioca in Italia.

L’Inter ci è arrivata superando i Glasgow Rangers nei quarti di finale e il Liverpool in semifinale. Contro gli inglesi i nerazzurri hanno realizzato una vera e propria impresa nella semifinale di ritorno, perché hanno dovuto raddrizzare il tre a uno dell’andata.

Più agevole il cammino del Benfica, che si è sbarazzato del Real Madrid nei quarti di finale vincendo in casa per cinque a uno, e nelle semifinali della squadra ungherese del Vasas Eto Györ, vincendo uno a zero fuori casa e quattro a zero in casa.

Davanti a 89.000 spettatori si affrontano l’Inter di Helenio Herrera e di Angelo Moratti e il Benfica del leggendario Eusebio – è alla sua quarta finale delle ultimi cinque edizioni della Coppa dei Campioni.

Dopo aver vinto le prime due finali, il Benfica perderà per la seconda volta una finale contro una squadra italiana – due anni dopo aver affrontato il Milan. La squadra portoghese è anche sfortunata, visto che si trova costretta a schierare per gran parte del secondo tempo il difensore Germano in porta al posto
del portiere Costa Pereira.

E’ una partita piena di colpi di scena giocata sotto un pesante acquazzone che influenza non poco i giocatori in campo. Il gol decisivo viene segnato da Jair al 42 minuto del primo tempo: il pallone, visto anche le cattive condizioni del campo, finisce beffardamente per passare sotto le gambe del portiere portoghese.

Davanti al pubblico in visibilio, il
capitano Armando Picchi solleva l’ultima Coppa Campioni vinta dai nerazzurri prima dell’avvento di José Mourinho.

L’Inter ha giocato con quello che oggi potremmo definire uno 1-3-3-3 – Armando Picchi gioca come libero dietro la linea dei difensori. Questi i giocatori scesi in campo: Sarti; Picchi; Burnich, Guarneri, Facchetti; Bedin, Suarez, Corso; Jair, A. Mazzola, Peirò.

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