
Se l’allenatore più antipatico della storia del calcio italiano cercava di rimediare a questa sua fama, di certo non sta facendo i passi giusti. José Mourinho ha rilasciato ieri una delle sue tante interviste discutibili ad un giornale portoghese, in cui parla della sua esperienza italiana. Ed ovviamente non si lascia sfuggire l’occasione per nuove polemiche. Al giornalista che gli ha chiesto se il suo amore per l’Italia fosse finito, lo Special One ha risposto
Come può finire se non c’è mai stato?
Ha poi ribadito che ama l’Inter ma non gli italiani, il campionato italiano, ce l’ha soprattutto con i giornalisti, ma un po’ con tutto il sistema calcio. Allenare in Italia è difficile, e lo testimoniano i molti esoneri sulle panchine di serie A, ma lui pensa che i giornalisti lo trattino male perché è l’unico allenatore non italiano (esclude infatti Leonardo che per lui è più italiano che brasiliano).
Continuando il suo discorso, trattando l’argomento Champions e futuro all’Inter, non ha voluto parlare di ciò che accadrà a fine stagione, ma si capisce chiaramente che l’intento della sua intervista era solo prendersi una bella rivincita contro quelle persone che ogni volta lo tartassano, e non affrontare argomenti tecnici. Sarà, ma facendo così non fa altro che invogliare quelle persone ad andare avanti.

Neanche il tempo di registrare l’ennesimo incidente d’auto di Karim Benzema, che già ci tocca parlare di un altro scontro ben più drammatico che ha coinvolto un calciatore professionista. Parliamo di Diego Buonanotte, regista ventunenne in forza al River Plate, che la scorsa notte ha visto la morte in faccia (come si suol dire), schiantandosi contro un albero nei pressi di Santa Fè.
Nell’incidente sono morti tre amici del giocatore, mentre Diego ha riportato la frattura della clavicola e dell’omero ed una contusione polmonare, sebbene in un primo momento si parlasse di condizioni gravissime per il giovane attaccante del River, che al momento dell’impatto era alla guida della Peugeot 607 di suo padre. Al momento non è possibile sapere se e quando Buonanotte potrà tornare a calcare i rettangoli verdi, ma di fronte alla morte di tre giovani questo ci sembra l’ultimo dei problemi.

Dopo un anno e mezzo di inattività, Roberto Mancini torna a respirare l’aria della panchina in una gara ufficiale, guidando il suo Manchester City alla vittoria contro lo Stoke nella diciannovesima giornata di Premier League. A regalargli la prima gioia “inglese” sono state le reti di Martin Petrov e di Carlos Tevez, che già nel primo tempo hanno messo al sicuro il risultato.
L’avventura dell’ex tecnico nerazzurro comincia dunque nel migliore dei modi, con i Citizens che agguantano la sesta posizione in classifica, avvicinandosi al Tottenham, distante ora solo due punti, anche se con una gara da recuperare. Pace fatta tra il Mancio e lo spogliatoio “ribelle” che protestava contro l’esonero di Mark Hughes? Ancora non lo sappiamo, ma per ora il City si gode la giornata di gloria e spera di risalire posizioni in tutta fretta sotto la guida del tecnico italiano.

Durante le festività natalizie, i calciatori ovviamente ritornano nelle proprie terre natìe per festeggiare con i parenti. Tra questi, ogni tanto capita che qualche “collega” si incontri, come è capitato in Brasile a Maicon e Adriano.
Dopo aver rivangato il passato e aver riparlato di Inter, il difensore nerazzurro è stato intervistato da alcuni giornalisti italiani che gli hanno chiesto anche dell’Imperatore.
Maicon ha risposto che Adriano gli ha detto di voler rimanere a giocare in Brasile per i prossimi 6 mesi. Ma quello che farà dopo non è dato saperlo. Se è stato posto un limite ai 6 mesi per giocare nel campionato carioca, probabilmente vengono confermate le voci di un possibile ritorno in Europa. Non è detto che sia all’Inter (o al Milan come dicono alcuni), ma non si può escludere un ritorno anche in serie A.

Due ex grandi campioni sembrava si fossero ritirati alla fine della scorsa stagione. Ma siccome, come capita spesso a molti calciatori di ottimo livello, il richiamo del campo è troppo forte, hanno deciso di ritornare a mettersi le scarpe con i tacchetti ai piedi.
Uno è Luis Figo, ambasciatore dell’Inter, il quale ha risposto presente all’appello di Zinedine Zidane di formare la squadra di calcio a 5 del Real Madrid. Una squadra composta di campioni di calibro elevatissimo, visto che oltre ai due ex palloni d’oro, comprenderà anche Michael Laudrup e Fernando Hierro.
El Chino, Alvaro Recoba, invece tornerà a giocare nel calcio a 11. A dargli l’ultima opportunità della sua carriera è il Danubio, squadra di Montevideo dove ha iniziato la carriera 16 anni fa. Quando, alla fine del campionato greco disputato con il Panionios, Recoba decise di rescindere il suo contratto, sembrava dovesse mollare definitivamente. Ed invece, a scanso di ripensamenti dell’ultimo minuto, il Chino ritornerà a giocare, a 33 anni, in Uruguay.

Gli incidenti d’auto capitano a tutti. Ai calciatori capitano un po’ più spesso perché guidano auto di grossa cilindrata e a forti velocità, ma questo può rientrare nella casistica “normale”. Invece meno normale è che un calciatore che rimane coinvolto in un incidente automobilistico, riprenda dopo pochi giorni a sfrecciare su un altro bolide, andando nuovamente a rischiare la vita.
E’ capitato a Karim Benzema, attaccante del Real Madrid, in vacanza per Natale in questi giorni nella sua Francia. L’ex punta del Lione era alla guida della sua Porsche Carrera, e all’uscita da una discoteca è stato seguito da degli amici in sella ad una Lamborghini. Arrivato ad alta velocità in albergo, ha effettuato una frenata brusca. I suoi amici che lo seguivano a breve distanza non hanno fatto in tempo a fermarsi e l’hanno tamponato. Le due auto, viste le grandi velocità, hanno subìto grossi danni, ma nessuno degli interessati è rimasto ferito.
Il 29 novembre scorso Benzema è stato coinvolto in un altro incidente, questa volta vicino Barcellona, ma anche quella volta ne uscì illeso.

Sono lontani i giorni in cui Fabrizio Miccoli indossava la casacca bianconera, eppure c’è ancora chi in fase di intervista tira fuori il discorso-Juventus. Anche in questi giorni il capitano rosanero è stato invitato a dire la sua sulla difficile situazione della Vecchia Signora, ma lui guarda in casa propria:
Le difficoltà della Juve? Sinceramente non me ne preoccupo, io penso al mio Palermo.
Pensa al suo Palermo, ma non gli dispiacerebbe se un ex rosanero ora in forza alla Juve tornasse sui suoi passi:
Mi dispiace molto vedere Amauri così, è un grande campione. Al Palermo c’è sempre posto, io personalmente lo farei tornare molto volentieri perché penso che sia fortissimo.
Nessuno lo mette in dubbio, ma ultimamente il brasiliano non è che lo abbia dimostrato così spesso.

C’era un tempo in cui il Montenegro era conosciuto solo per aver dato i natali a Dejan Savicevic, Genio vero dalla classe cristallina che strappava applausi ad ogni tocco di palla. Poi arrivò Mirko Vucinic a conquistarsi il posto di primo attore, grazie alle prodezze messe a segno con le maglie di Lecce e Roma. Ma gli anni passano, i protagonisti cambiano e capita che un ragazzino si faccia largo tra i grandi nomi, diventando il giocatore simbolo del piccolo stato della ex Jugoslavia.
Lui è Stevan Jovetic, gioiellino della Fiorentina, scelto da giocatori ed allenatori come miglior giocatore del Montenegro per l’anno 2009. L’attaccante della Roma si è dovuto accontentare invece della seconda piazza, dopo tre anni consecutivi di primato incontrastato. E considerando la giovane età del talento viola (20 anni appena) ed i margini di miglioramento che potrà avere, è lecito aspettarsi che questo riconoscimento sia solo il primo di una lunga serie. Complimenti!