Vai al contenuto

Roberto Baggio: il più grande del calcio italiano

Ho visto giocare Maradona, Zico, Platini e Zidane, ancora oggi ammiro le prodezze di Ronaldinho e Messi, di Kakà e Totti, ma mai nessun calciatore è riuscito a farmi innamorare quanto Roberto Baggio. Non avevo occhi che per lui su quel rettangolo verde e, pur riconoscendo che qualcuno dei fenomeni sopracitati (forse uno) era più forte di lui a livello tecnico, per me è sempre stato il migliore.

Ricordo ancora il giorno in cui firmò il contratto che sanciva l’addio alla mia squadra del cuore e quel poster staccato dal muro e ripiegato mestamente in un cassetto, dove ancora oggi riposa a ricordarmi un passato di tifosa scatenata.

Perdonatemi l’amarcord, ma, quando si parla di Baggio, la mente viaggia e il movimento della mano sulla tastiera diventa quasi automatico: troppi ricordi, troppe emozioni, ma anche polemiche infinite con chi non lo amava quanto me e si permetteva di criticare il più grande calciatore italiano di tutti i tempi.


Per molti rimarrà sempre come colui che ha sbagliato l’ultimo rigore a Pasadena, negandoci la gioia mondiale, ma sarebbe riduttivo fermarci a quell’istantanea e chi lo ha visto giocare e non si è lasciato condizionare dalla casacca che indossava, sa di cosa parlo.

Fortemente voluto da tutte le squadre in cui ha giocato (Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia) è stato spesso lasciato andare senza troppi rimpianti, con quella sufficienza tipica di presidenti ed allenatori, che lo ritenevano ogni volta finito ed ogni volta erano costretti a ricredersi.

Lui andava avanti per la sua strada ed ogni volta rinasceva dalle ceneri dell’altare su cui lo avevano sacrificato, sorprendendo tutti e tornando più forte di prima.

Duecentocinque gol in serie A e 27 in Nazionale: uno score di tutto rispetto per un calciatore che è stato per lunghi periodi lontano dal calcio, a causa di quelle ginocchia fragili che tanto lo hanno fatto penare. Un record poi se si considera che Baggio non era una punta pura, ma “un nove e mezzo”, come lo definì ironicamente Platini, ma c’era ben poco da scherzare d fronte a questo campione ed i numeri stanno lì a dimostrarlo.

Divin codino, coniglio bagnato, nove e mezzo: tanti soprannomi incollati addosso da chi aveva la presunzione di definirlo in una sola frase, ma a me piace ricordarlo per le parole che di lui disse Mazzone che lo allenò ai tempi del Brescia:

è stato il fantasista numero uno, superiore a Meazza e Boniperti in Italia e fra i primissimi subito dopo Maradona, Pelè e forse Cruyff. Senza i problemi alle ginocchia sarebbe stato il numero uno al mondo.

E come dargi torto? Beh ragazzi, io sarò pure di parte, ma se lo dice il Sor Carletto…