Gianfranco Zola: la fantasia al potere

di Gioia Bò 1

Grande, grandissimo, nonostante l’altezza dica il contrario. Un numero 10 puro, di quelli che una volta venivano definiti fantasisti e che oggi si preferisce chiamare rifinitori. Ma Gianfranco Zola fantasista lo era davvero, figlio di quella generazione che tanti ce ne ha fatti vedere, ma pochi come lui.

Piedi buoni e classe da vendere, dribbling ubriacanti e punizioni da manuale del calcio, accellerazioni palla al piede da far arrancare qualunque difensore: è questo il ritratto di un uomo che ha dato molto al calcio, più di quanto abbia ricevuto in cambio.

Comincia a giocare nella sua Sardegna, prima nella Nuorese poi nella Sassari Torres, dove viene scoperto da Moggi e portato al Napoli. Tempi d’oro quelli per la squadra partenopea, i migliori in assoluto della sua storia, quando poteva permettersi di schierare gente come Maradona e Careca, Alemao e Ferrara. Zola arrivava all’ombra del Vesuvio con la sua valigia piena di sogni e speranze, prima fra tutte quella di poter indossare un giorno la mitica “numero 10”, seppure con il timore di dover sopportare il paragone continuo con il mito.


Uno scudetto ed una Supercoppa Italiana con la maglia del Napoli, che poi avrà problemi di bilancio e sarà costretto a privarsi del talento sardo, vendendolo al Parma, società che in quegli anni rappresentava la bella favola del calcio italiano. Due stagioni ad altissimi livelli con Tino Asprilla al fianco e Nevio Scala in panchina, che gli consegna le chiavi dell’attacco, lasciandolo libero di muoversi a suo piacimento sul fronte offensivo. La terza stagione in maglia gialloblu coincide con l’arrivo di Carlo Ancelotti e l’acquisto di Hernan Crespo ed Enrico Chiesa: Gianfranco capisce che è meglio cambiar aria e cercare fortuna sotto un altro cielo.

L’offerta del Chelsea è di quelle difficili da rifiutare (4 milioni e mezzo di sterline) e Zola si ritrova a dar lezioni di calcio proprio lì dove il calcio è stato inventato. Ed è subito amore tra i tifosi dei Blues e Magic Box, mentre dalle nostre parti ci si comincia a chiedere come sia possibile lasciar partire un talento simile.

Pioggia di riconoscimenti in terra inglese a cominciare dal titolo di miglior giocatore del campionato nella sua prima stagione in Premier League, fino all’onoreficenza di Membro dell’Impero Britannico. Niente male per il “tamburino sardo”, vero? Recentemente è stato votato quale miglior giocatore di tutti i tempi con la maglia del Chelsea e secondo solo a George Best nella classifica degli artisti del pallone che hanno calcato i campi inglesi, davanti a nomi come Thierry Henry, Paul Gascoigne e Cristiano Ronaldo.

Ma uno così perché non ha avuto tanta fortuna in Nazionale? Qui servirebbe un capitolo a parte, ma sono due le istantanee che restano nella mente degli appassionati: quell’espulsione (ingiusta!) contro la Nigeria nei Mondiali del ’94 ed il gol segnato proprio all’amata Inghilterra, a Wembley, in un incontro per le qualificazioni per il Mondiale di Francia. Poi qualche altra apparizione e la sua ultima partita giocata in maglia azzurra a Roma ancora contro la nazionale inglese. Avrebbe potuto essere più utile, se solo gli fosse stata data la possibilità di esprimere il suo talento, ma i vari ct italiani hanno spesso pensato, sbagliando, di poter fare a meno di lui.

Ora che ha smesso con il calcio giocato è finalmente nel giro azzurro, ma stavolta nel ruolo di consulente tecnico della Under 21 allenata da Pierluigi Casiraghi. Speriamo che almeno qui riesca ad avere quelle soddisfazioni che gli sono state negate nel corso della carriera da professionista. Dai Gianfranco, è l’Italia minore, ma è pur sempre l’Italia!

Commenti (1)

  1. michele voglio immaggini inter di ibrahimovic con la maglia internazionale

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