Ancora un 1-0 per il Napoli, dopo quello acciuffato in extremis nel posticipo della 15esima giornata di campionato a spese del Palermo. Stavolta a pagare pegno è il Genoa, mentre a salire sul trono del risolutore è Marek Hamsik, criticato strenuamente all’indomani dell’ultima uscita dei partenopei.
Lo slovacco ha messo a segno la rete che consente agli azzurri di agganciare la Lazio al secondo posto in classifica, e sotto il Vesuvio si ricomincia a sognare in grande, in attesa dell’impegno europeo che potebbe consentire al Napoli di superare la fase a gironi dell’Europa League.
Anticipo della sedicesima giornata di serie A.
Stadio Marassi, Genova: Genoa-Napoli 0-1
Rete: 25′ pt Hamsik
Sensazioni soggettive, per carità. Ma pur sempre sensazioni e, in quanto tali, elementi che caratterizzano lo stato d’animo. Mi succede in cadetteria con il Novara e in serie A con il Genoa: comincio a gustarmi la partita e – 20′, 50′, 78′, minuti di recupero – non sparisce mai l’impressione che piemontesi e Grifoni siano capaci di ribaltare il risultato in un batter di ciglia. Di rimando, se giocano i rossoblu, cerco di non dare mai nulla per scontato. Che siano in svantaggio, che giochino male, che fatichino ad avvicinarsi all’area di rigore: a prescindere da tutto ciò, l’immaginario personalissimo è che gli undici in quota ai genovesi possano riscrivere la trama in pochi istanti. Perchè? Forse per il fatto che raramente, a fronte delle svariate volte che li ho visti perdere, i genoani si risparmiano. Difficilmente camminano. Semmai corrono e si spompano, ci provano sempre: che l’avversario si chiami Milan o Ternana, che la posta in palio sia più o meno importante, che il gioco prodotto sia più o meno incisivo. Undici polmoni che macinano aria, undici cuori che non mollano: che non basti solo questo, va da sè. Lo dicono le graduatorie, lo riferiscono i palmares.
Nell’altra metà campo, al Marassi, il Napoli: agganciato alla Juventus al terzo posto, tanto simile al coriaceo Mazzarri in alcuni casi e in altri, nonostante quei talenti in squadra che armeggiano il pallone come fosse estensione di parti corporee, misteriosamente in apnea: di fiato, di idee, di forza. Il Napoli che per anni, anche a Penelope succedeva ma lo sceglieva di proposito, di mattina faceva quel che di notte aveva disfatto. Quest’anno no: i partenopei sono più cinici e concreti, hanno imparato a compensare eventuali lacune mentali stringendo i denti. Speculari al tecnico ex Sampdoria, gli Azzurri sono riusciti a fare della capacità di soffrire un’arma in più.
L’Udinese fa valere ancora una volta la legge del Friuli (inteso come stadio) e batte una Fiorentina che pure non aveva demeritato per larghi tratti della gara. A dire il vero erano proprio i viola a passare in vantaggio, quando il cronometro segnava il minuto numero 31 della prima frazione di gioco. Il merito della rete va all’autore del tiro Santana, ma la papera è tutta di Handanovic, che si lascia passare il pallone tra le mani per l’1-0 degli ospiti.
Di lì in avanti l’Udinese cercherà con una certa insistenza la rete del pareggio, ma i vari tentativi non portavano frutti, almeno fino al minuto 18 della ripresa. Nell’occasione Armero tentava il tiro dalla distanza, non sperando forse nell’aiuto decisivo di Avramov, che regalava di fatto il pareggio ai padroni di casa.
Il Palermo si riscatta dalla brutta figura rimediata contro il Napoli (gol beffa di Maggio in pieno recupero) e si ripropone tra le prime della classe, battendo un Parma volenteroso, ma sicuramente inferiore sul piano tecnico. E dire che i gialloblu avevano cominciato con il piede giusto, andando in rete quando il cronometro segnava il 7′ del primo tempo. A strappare applausi era stato il difensore Lucarelli, lesto a raccogliere di testa un calcio d’angolo e ad infilare Sirigu.
Il Palermo non riusciva a reagire e per tutto il primo tempo si perdeva in azioni di poco conto, mentre gli ospiti sfioravano il raddoppio con Angelo, svelto ma poco preciso al minuto numero 36. La prima frazione di gioco illudeva il Parma, ma le gare terminano al 90esimo e c’era ancora spazio per diverse emozioni di lì al triplice fischio finale.
Anticipo della sedicesima giornata di serie A.
Stadio Friuli, Udine: Udinese-Fiorentina 2-1
Reti: 31′ pt Santana (F), 18′ st Armero (U), 35′ st Di Natale (U)
Immaginarla così, una sconfitta, è senz’altro più triste. Di contro, gustarla con tali modalità, la vittoria, è ancora più succulento. Lo sanno bene Fiorentina e Udinese che hanno messo in scena una gara dai due volti. Meglio, tatticamente meglio, gli ospiti nella prima frazione; scatenati i locali nella ripresa nel corso della quale Di Natale e compagni hanno saputo ribaltare il punteggio e andare alla conquista di tre punti utili a confermare il momento favorevole.
Lontanissimi, a questo punto, i tempi in cui Guidolin doveva temere la messa in discussione da parte del club; sempre attuali, purtroppo per lui, i giorni in cui Mihajlovic pare appeso a un filo sottile.
Anticipo della sedicesima giornata di serie A.
Stadio Barbera, Palermo: Palermo-Parma 3-1
Reti: 7′ pt Lucarelli (Par), 6′ st Pinilla (Pal), 16′ st Miccoli (Pal), 44′ st Kasami (Pal)
Sebbene la classifica dica il contrario – ma solo perchè prende a riferimento un periodo più lungo – la recente realtà racconta di un Parma in migliore condizione di salute rispetto a quella dei rosanero. A Palermo, come non ricordarlo, la sconfitta di Napoli ha lasciato una ferita aperta che le dichiarazioni del giorno dopo di patron Zamparini non hanno contribuito a rimarginare.
Una prestazione impeccabile contro il Parma avrebbe quindi contribuito a stemperare la tensione invece, dopo i primi 45′ di gioco, i locali entrano negli spogliatoi tra i fischi del pubblico amico. Il Parma stava ottimamente difendendo il vantaggio acquisito al 7′ grazie a un acuto di Lucarelli che, in occasione di un calcio d’angolo, era riuscito a svettare più dei difensori di Rossi e, con una incornata perentoria, non aveva lasciato scampo a Sirigu.
La commistione di settori e generi piace eccome, specie quando serve a capire che ogni dettaglio della vita sfocia in una più complessa e armonica esistenza sociale: vai a Bergamo per assistere a un derby di per sè atteso da tempo e riscontri uno stadio intero che, in barba ai colori che sportivamente dividono, si unisce nella vicenda di Yara. Sparita – oppure che? – chissà dove. Chissà per colpa di chi. La vicinanza è obbligatoria, la foto di copertina anche. Plauso ininterrotto, come la speranza.
Foto: AP/LaPresse
Vincerà l’Atalanta grazie alla miglior prestazione stagionale dell’ex Ruopolo: doppietta e tanto movimento. Chissà che avrà pensato, dopo anni di trascorso nelle file ospiti di cui è stato riferimento indiscusso. A un certo punto, fino allo scorso anno, dire Ruopolo e Cellini era come dire pennello e vernice. Stavano entrambi nell’Albinoleffe, ora sono emigrati a cercare fortuna. Per Ruopolo è bastato cambiar casacca, relativamente più lungo il viaggio di Cellini finito a Varese. Ed è proprio lì, a inseguire la matricola, che ci si dilunga un attimo. C’è la favola ancor più gloriosa del Novara, certo, ma i biancorossi stanno stupendo, prima ancora che il resto degli sportivi, la propria stessa gente. Inginocchiati e abbracciati rendono superfluo ogni commento aggiuntivo. Altro plauso, stavolta con connotato prettamente calcistico.
Le settimane che stanno per aprirsi in casa Bologna si preannunciano più dure che mai. Oggi i calciatori hanno presentato la richiesta di messa in mora della società. Il motivo è, com’è noto, il mancato pagamento degli stipendi dalla scorsa estate, da quando cioè la squadra è passata in mano a Porcedda. Marco Di Vaio, capitano dei rossoblù, ha parlato a nome di tutti, affermando che si tratta di una decisione dolorosa ma dovuta, per cui si è aspettato l’ultimo giorno per presentarla. Questa richiesta però verrà ritirata non appena un nuovo acquirente, o l’attuale presidente, presenteranno rassicurazioni finanziarie che potranno garantirgli gli arretrati.
Messa in mora significa dal punto di vista sportivo che il Bologna ora deve attendersi altri due punti di penalizzazione dopo il primo già comminato due settimane fa, ma soprattutto che, se entro gennaio non si dovesse trovare qualcuno che copre il buco di bilancio, la squadra rischia il fallimento.
All’inizio di ottobre è partito il processo che porterà alla vendita dell’A.S. Roma – ve ne avevamo parlato in questo post.
Della dozzina di investitori che si sono rivelati interessati all’acquisto della squadra, oggi sembra che ne siano rimasti solo quattro: sarebbero Giampaolo Angelucci, Edoardo Longarini, Aabar, il fondo sovrano dell’emiro dell’Abu Dhabi e un gruppo americano. Ho scritto gruppo ma in realtà non si sa se si tratti di persona fisica, fondo o cordata di imprenditori e sembra che sia rappresentata dallo studio Tonucci – anche se gli avvocati che ne fanno parte non hanno mai né confermato né smentito le indiscrezioni.
Il personaggio più folcloristico del quartetto è Edoardo Longarini. Chiamato Al Cafone per i modi spicci e poco signorili, ha guidato l’Ancona nei primi anni Novanta, centrando la serie A e una storica finale di Coppa Italia persa contro la Sampdoria. Il suo ritorno nel mondo del calcio risale al 2005 con l’acquisto della Ternana. Durante la sua presidenza il club è finito di nuovo in C1, ed ha raggiunto al massimo la sesta posizione nell’attuale Prima divisione.
Cade anche uno degli ultimi tabù nel mondo del calcio: il Barcellona avrà il suo sponsor sulla maglia. Per oltre un secolo la maglia blaugrana ha avuto esclusivamente i colori
Con l’Inter ad Abu Dhabi per il Mondiale per Club bisogna ricordarsi di non schierare calciatori nerazzurri nella propria Fantaformazione. A seconda del torneo a cui partecipate, e del giornale a cui fate riferimento per i voti, può darsi che i calciatori dell’Inter e quelli che affrontano nelle prossime due giornate (stavolta tocca al Cesena), ottengano un 6 politico o un inutile s.v. che corre il rischio di farvi giocare in 10.
Per questo motivo sono sconsigliati i calciatori dell’Inter e del Cesena in questa giornata, ma anche quelli di altre squadre con tantissimi guai come il Bari, il Bologna, nonostante il buon momento, giocare durante la settimana con i calciatori contati non le fa bene, mentre anche altre squadre come Lecce e Udinese non se la passano bene.
Andrea Agnelli non è una persona comune, per capirlo basta citare il suo primo ricordo di Juve:
Ho i pantaloni corti, sono a Villar Perosa con papà. È l’estate dell’82, ho 7 anni e l’Italia ha appena vinto i Mondiali. Andiamo su e mio padre mi chiede accanto a chi mi voglio sedere. Paolo Rossi, gli dico.
La mia impressione è che sia anche uno tosto che non rifiuta le domande scomode ma che sa rispondere a tono. Quando gli chiedono se la sua presidenza non sia la rivincita del ramo cadetto della famiglia risponde che:
Per me la Juventus è amore e passione. Sono il primo tifoso di una squadra di cui la mia famiglia è a capo da 85 anni, e il manager che sa di occuparsi di una società quotata in Borsa, con tutte le responsabilità che ne derivano.
La rimessa laterale, o fallo laterale, è il modo per riprendere il gioco che segue l’uscita del pallone dalle linee laterali del campo. La rimessa viene assegnata alla squadra avversaria a quella del calciatore che per ultimo ha toccato il pallone prima che uscisse. Per poter essere considerato fuori, il pallone deve aver varcato la linea completamente e non solo parzialmente o per la maggior parte.
Una rete non può essere segnata direttamente dalla rimessa laterale, a meno che il pallone non venga toccato da un altro calciatore, compagno o avversario, con una parte del corpo valida per segnare.
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