Storia degli Europei: Germania Ovest 1988

di Gioia Bò Commenta

1988: ancora la Germania Ovest a legare il proprio nome alla manifestazione continentale più importante a livello di nazionali. Stavolta come paese ospitante e quindi esentata dalla qualificazione, conquistata di diritto.

La formula è ancora quella sperimentata otto anni prima durante gli Europei italiani, con 31 squadre divise in sette gironi, da ognuno dei quali uscirà una sola qualificata. Immancabili le sorprese al termine della prima fase, prima fra tutte l’eliminazione della Francia campione in carica, ormai orfana di Platini, che nel frattempo aveva detto addio alla Juventus ed alla nazionale.

Anche il Belgio a sorpresa non riuscì a strappare il biglietto per la fase finale, dimostrando che il quarto posto, conquistato ai mondiali messicani di due anni prima, era stato solo un fuoco di paglia.


L’italia riuscì a qualificarsi grazie ad una formazione completamente rinnovata rispetto ai deludenti mondiali del 1986. Sulla panchina sedeva Azeglio Vicini, che ringiovanì abbondantemente la rosa, affidandosi a gran parte dell’Under 21 vice-campione d’Europa. Entrarono a far parte del giro azzurro Mancini, Vialli, Zenga, Maldini, Donadoni e Giannini, a rinforzare una formazione che poteva contare già su nomi del calibro di Ancelotti, Baresi, Ferrara e Altobelli.

Oltre ad Italia e Germania si presentavano ai nastri di partenza della fase finale Inghilterra, Olanda, Danimarca, Eire, Spagna e Urss. All’Italia toccarono Danimarca, Svezia e Germania Ovest, favorita sulla carta se non altro per i fattore campo. E proprio i tedeschi riusciranno a conquistare il primo posto nel girone, ma solo per aver segnato un gol in più rispetto agli azzurri. Il difetto della nostra nazionale era infatti quello di non riuscire a capitalizzare le occasioni da rete create.

Fatto sta che l’Italia riuscì a conquistare un posto nelle semifinali dove trovò l’ostacolo Urss, squadra quadrata e ben messa in campo, che nel girone a quattro era riuscita a mettere in fila Olanda, Inghillterra ed Eire, guadagnandosi a pieno titolo il primo posto.

Alla vigilia della semifinale si respirava un’aria di fiducia intorno agli azzurri, che qualche mese prima avevano battuto i sovietici in amichevole per 4-1. Ma quella in Germania fu una gara di tutt’altro livello e l’Italia venne costretta ad arrendersi per 2-0 all’armata di Lobanovski. L’altra semifinale vedeva contro i padroni di casa e l’Olanda, dotata di un ottimo gioco e di un gruppo che faceva paura. Alla fine prevarrà proprio la classe Orange, con un Van Basten in forma eccezionale a chiudere la gara, dopo i due rigori che avevano fissato il risultato sull’1-1.

Finalissima all’Olympiastadion di Monaco tra Urss ed Olanda, due squadre che facevano della zona la loro arma migliore, anche se di fatto giocavano un calcio diverso l’una dall’altra. Favoriti erano i sovietici, nonostante avessero speso energie preziose nella gara contro l’Italia.

Ma la partita raccontò un’altra storia e, dopo un inizio giocato con la paura di perdere, gli orange riuscirono a trovare in Gullit l’apripista (colpo di testa sotto la traversa) ed in Van Basten il castigatore, con un gol che reterà nella storia del calcio. L’Olanda era campione d’Europa, riuscendo nell’impresa dove aveva fallito persino il mitico Cruijff!

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