Oggi sulle pagine della Gazzetta dello Sport, e ieri nella trasmissione televisiva Dribbling, il presidente dell’Inter Massimo Moratti parla a 360 gradi dell’Inter. Dopo aver spiegato che Sanchez è un giocatore da Inter – ma non arriverà a gennaio – e che il club non sta pensando a Kakà, passa a raccontare di Leonardo.
Leonardo? L’istinto mi ha detto che era la scelta migliore che potevo fare. Ha molte qualità, se le metterà tutte in mostra potrà fare veramente bene.
Abbiamo passato il giro di boa del calciomercato invernale, e dall’aria che si respira si possono prevedere i fuochi d’artificio, specialmente provenienti da Torino e Milano. In attesa che questi arrivino, vediamo come si sono comportati i club di Serie A nel cuore del calciomercato. Si può dire che, dopo i colpi iniziali molto importanti, le 20 società della massima serie hanno abbassato un po’ i toni per tastare il terreno e prepararlo all’assalto finale che, come al solito, si concretizzerà nelle ultime 24-48 ore di mercato.
Durante i 10 giorni centrali di gennaio, soltanto il Genoa si è dato molto da fare, sia in entrata che in uscita, e probabilmente potrebbe aver già concluso il suo calciomercato, anche se con Preziosi non si può mai dire. L’unico colpo ancora da mettere a segno, ma sicuramente in dirittura d’arrivo, è Marchetti, mentre chi ha già firmato e si è trasferito in quel di Genova è Konko, tornato dopo appena tre anni a Siviglia, ma che verosimilmente verrà usato come pedina di scambio la prossima estate; Floro Flores, dopo la polemica per il mancato passaggio alla Juve, andrà a sostituire Toni partito già due settimane fa. E’ arrivato anche l’interessante Mauro Boselli dal Wigan, attaccante molto ambito da molti club europei.
Stare avanti di 13 punti non è sempre un bene, perché crea un grande rischio, e cioè che i calciatori si possano rilassare. Cosa avviene? Non solo che si cominciano a perdere punti, ma anche che, una volta che gli avversari si sono avvicinati troppo, il fattore psicologico non permetta alla squadra di riprendersi facendosi sorpassare in volata.
Forse è ancora presto per fare questi calcoli visto che mancano 15 partite al termine della Bundesliga, ed il Borussia Dortmund ha ancora tredici punti di distacco dalle inseguitrici, ma cominciano a mostrarsi i primi segnali della troppa sicurezza all’interno della squadra. La dimostrazione la si è avuta ieri, quando i gialloneri primissimi in classifica vincevano 1-0 contro lo Stoccarda penultimo. Tutto facile, se non che a pochi minuti dal novantesimo un calo di attenzione ha portato gli avversari al pareggio. Ancora non è grave, ma è un segnale a cui dare risposta.
La Roma vince, non convince, ma si porta in seconda posizione, in attesa delle gare di oggi che definiranno meglio la classifica della Serie A. Al cospetto dei capitolini c’era il Cagliari di Donadoni, che sperava di riportare in Sardegna almeno un punto, rivitalizzato com’era dalla vittoria interna contro il Palermo.
La Roma veniva invece dal successo in zona Cesarini contro il Cesena e – soprattutto – dalla vittoria nel derby di Coppa Italia, ma ci teneva in modo particolare ad imporsi sugli isolani, vista la figuraccia rimediata in terra sarda nel girone di andata. Non che i giallorossi nella serata di ieri abbiano fatto una splendida figura di fronte al proprio pubblico, ma alla fine della fiera quello che conta è il risultato finale ed i tre punti messi in cascina.
Anticipo della ventunesima giornata di serie A.
Stadio Olimpico, Roma: Roma-Cagliari 3-0
Reti: 22′ pt rig. Totti (R), 25′ st Perrotta (R), 47′ st Menez (R)
Tre punti e una qualificazione per i quarti di finale di coppa Italia: a leggere soltanto l’esito delle ultime due gare, parrebbe di essere di fronte a una Roma, se non spumeggiante, almeno piacevole. Invece il campo ha raccontato, in entrambe le circostanze, di una squadra che fatica a costruire gioco e impostare la manovra. Claudio Ranieri ha dalla sua i risultati ma i 90′ dei giallorossi non convincono mai abbastanza. Di fronte ai locali, nell’anticipo serale della ventunesima giornata di serie A, un Cagliari reduce dalla netta e meritata vittoria interna sul Palermo e voglioso di dare continuità alla striscia utile di risultati.
Solite sorprese, al momento della ricezione della formazione, solo in casa capitolina: stavolta Ranieri rinuncia a Menez e Vucinic e si affida al 4-4-2 con Totti e Borriello di punta e Taddei a supporto dei tre di centrocampo – De Rossi, Perrotta e Simplicio – mentre in difesa torna Cassetti. Donadoni propone un modulo speculare: Nenè e Acquafresca in attacco con Cossu sulla trequarti. A centrocampo, chiavi della mediana affidate a Daniele Conti il quale, nonostante cotanto cognome e cotanto papà (il campione del mondo Bruno) non ha mai disdegnato creare dispiaceri alla retroguardia giallorossa.
Più difficile del previsto la gara del Palermo contro il Brescia penultimo in classifica e con soli 18 punti in cascina. Nel corso del primo tempo i rosanero hanno cercato in tutti i modi di infilare la porta delle Rondinelle, creando diverse occasioni da rete nitide, ma non riuscendo a concretizzare la superiorità tecnica ed atletica.
Stessa musica nella ripresa, con il Palermo ad infiammare gli animi della propria tifoseria ed il Brescia a tentare di tenere botta per poi ripartire (raramente). E al minuto numero 7 della seconda frazione di gioco, i padroni di casa rischiavano addirittura la beffa, quando l’Airone Caracciolo centrava la traversa con un tiro a giro.
Comincia nel peggiore dei modi l’avventura di Diego Simeone sulla panchina del Catania, costretto ad arrendersi ad un Parma che cerca di guadagnare in fretta la salvezza. In uno dei due anticipi pomeridiani della ventunesima giornata, i gialloblu ci tenevano ad approfittare dell’impegno casalingo contro una squadra animata da rinnovato entusiasmo dopo il cambio di allenatore. Ma i primi quarantacinque minuti trascorrevano senza troppe emozioni, sebbene sia l’una che l’altra compagine abbiano avuto l’occasione giusta per cambiare il punteggio sul tabellone luminoso.
Nella ripresa, però, la musica cambiava ed i padroni di casa entravano in campo con una determinazione diversa. Al minuto numero 11 era Angelo a staccare di testa ed a colpire la traversa, con la palla che rimbalzava in terra a ridosso della linea di porta. In assenza della moviola in campo sarebbe stato difficile per l’arbitro convalidare o annullare la rete, ma buon per Parma che sia arrivato il tocco di Candreva che ribadiva in rete.
Anticipo della ventunesima giornata di serie A.
Stadio Barbera, Palermo: Palermo-Brescia 1-0
Rete: 41′ st Bovo (P)
I rosanero sono chiamati a dimenticare in fretta la pesante sconfitta – con coda polemica in seguito a decisioni arbitrali dubbie che hanno danneggiato, è la tesi di patron Zamparini, solo il Palermo – subita a Cagliari; il Brescia deve fare i conti con una graduatoria infelice che vede le Rondinelle al penultimo posto con 18 punti. Nelle file locali, Delio Rossi può contare sul recupero di Bovo e Miccoli, schierati dal primo minuto di gioco mentre gli ospiti, in grande spolvero contro il Parma una settimana fa, si affidano al neoacquisto Lanzafame per sostituire l’assente Eder.
Ad affiancare la punta, Possanzini e Caracciolo, schierati in simultanea anche per l’assenza di Diamanti, fuori per squalifica. La prima conclusione è dei padroni di casa: al 3′ Pastore parte in contropiede e conclude dal limite dell’area, il destro è centrale e non impensierisce eccessivamente Arcari. Al 6′ tocca a Miccoli: il folletto riceve palla in area e prova la conclusione che si spegne alta sopra la traversa. Quattro minuti dopo, l’occasione più nitida: corner per i rosanero, batte Miccoli e Pastore colpisce di testa ma la palla lambisce soltanto il palo alla sinistra di Arcari. E’ solo Palermo, l’unico break ospite arriva al quindicesimo: Cordova imbecca Possanzini su punizione, la punta ci prova ma la deviazione si spegne sul fondo. E’ un lampo che si perde perchè continua a essere incessante e notevole il forcing locale. Al 18′ Pastore serve Miccoli che, dopo aver eluso l’intervento di Zebina, conclude verso Arcari che si prodiga in un ottimo intervento di chiusura.
Anticipo della ventunesima giornata di serie A.
Stadio Tardini, Parma: Parma-Catania 2-0
Rete: 11′ st Candreva (P), 17′ st Giovinco (P)
La prima di Diego Simeone, poi tutto il resto. Quei tratti sudamericani che hanno tinteggiato una delle due panchine del Tardini erano intagliati nel volto e nelle espressioni dell’ex centrocampista nerazzurro, caro a ciascun tifoso dell’inter che ne ricorda la caparbietà e l’estrema generosità quasi mai sfociata in scorrettezza. Il Catania di Pulvirenti ha deciso di voltare pagina proprio con lui che, preso il posto di Giampaolo, ha subito avuto parole calienti per la piazza etnea. Giocatori in ritiro, per conoscersi meglio e più in fretta, poi partenza per Parma, alla volta della sfida contro i ducali che avevano, in ogni caso, da riscattare la prova contro il Brescia. Il Cholo opta immediatamente per un 4-2-3-1 offensivo: Ledesma e Carboni a protezione della linea difensiva con Gomez, Ricchiuti e Mascara a supportare l’unica punta, Maxi Lopez. Per Marino, invece, l’affidabilità del 4-4-2 pare essere arma su cui investire: Crespo e Giovinco in contemporanea con Valiani a supporto, Paci out per squalifica e difesa affidata a Paletta e Lucarelli.
La prima occasione è dei gialloblu che vanno vicini al vantaggio con Zaccardo: è il 7′ quando un colpo di testa di Gobbi rimette il pallone in area, lesto il difensore ad approfittarne ma la conclusione, da ottima posizione, finisce sul fondo. La replica del Catania non si fa attendere: al 9′ Maxi Lopez conclude in diagonale ma la palla è debole e non impensierisce Mirante; al 20′ Gomez scambia con Ricchiuti e si presenta in area, defilato a sinistra. Diagonale a lato. Nel finale di frazione prima Candreva (33′, tiro da posizione favorevole) poi Lopez (42, azione di mischia in cui è provvidenziale l’intervento di Lucarelli) sprecano due buone opportunità per regalare il vantaggio ai compagni. Non ci si diverte, nei primi 45′, nè per numero e portata delle palle gol nè per i ritmi, piuttosto fiacchi.
Una svolta, un colpo dal cilindro. Oppure, no: serve una sterzata. “Il mio intervento, un accorgimento“. Beve dalla bottiglietta senza trascurare neppure un dettaglio di quel che sviscera il campo. Con le giocate di un Padova voglioso ma poco incisivo. Con le repliche di un Crotone ordinato e in grado di rispondere agli affondi dei padroni di casa. Alessandro Calori pare assorto a scrutare e pensare, osservare e riflettere. La tattica, il rispetto dei ruoli, la genialità di un singolo: sono le fasi delicate di un match che non si schioda dallo zero a zero con cui si era cominciati. E Calori analizza cercando di sintetizzare ogni singola intuizione nella maniera in cui può. Suggerire, cambiare qualche tassello, affidarsi alla buona sorte e, magari, chiedere aiuto al destino. Quale allenatore non lo fa. Soprattutto se, a margine di un istante in cui è riuscito a isolarsi dal contesto, viene fuori che Vantaggiato, ovvero una punta capace di vedere la porta avversaria anche da distanza considerevole, prende palla dal limite e realizza in un attimo. Stop, preparazione, tiro: il vantaggio dei veneti matura così, con una giocata. E a quel punto ciascuna delle precedenti riflessioni dell’allenatore va a farsi benedire per essere sostituita da altre mille considerazioni in attinenza con quel che accade. “Il mio intervento, un accorgimento“: solo che, stavolta, gli scenari mutano e, anzichè inserire una punta in più, Calori si preoccupa di difendere il vantaggio escludendone dal campo una, poi l’altra. Rimpolpare la mediana e tutelare la retroguardia: in pochi frangenti, è cambiato tutto. Svuotata una bottiglietta d’acqua, avanti l’altra.
Foto: AP/LaPresse
Guardare in un punto per vederli tutti: ammucchiati in una fetta dello stadio Olimpico, migliaia di tifosi del Torino che ricambiano lo sguardo rivolto loro da capitan Rolando Bianchi con la stessa energia, medesima gioia nell’esultanza. Un vantaggio meritato, al 26′ della prima frazione di gioco, è di solito un apripista: la strada si spiana, comincia a diventare una discesa lineare e semplice da assecondare. Ma a volte. A volte, no: perchè la ripresa rischia di stravolgere e mutare ogni prospettiva. Quanto incidono, in buona parte dei casi, quei 15′ di interruzione del gioco in cui si cerca di rifiatare e mettere in ordine ogni pensiero? Incidono eccome, se al rientro il Torino pare sgonfiato e il Cittadella messo a nuovo. L’autorete di D’Ambrosio fa il resto, a nulla valgono – per i locali – gli scampoli finali in cui i veneti hanno chiuso gli spazi manco fossero cerniere del sottovuoto.
Ieri la Gazzetta dello Sport aveva parlato di un possibile flirt estivo tra l’Inter e Claudio Marchisio. Un ipotesi che veniva lanciata nel caso in cui il centrocampista juventino non riuscisse a trovare un accordo con la società per un prolungamento del contratto e relativo ritocco dell’ingaggio.
L’incontro – così ha voluto il giocatore – dovrebbe avvenire alla fine della stagione per portare la scadenza del rapporto oltre il 2014. Oggi il giocatore risponde – direttamente o indirettamente? – al gossip lanciato sul quotidiano rosa con un’intervista su Tuttosport.
Comincia a delinearsi il futuro dell’Inter, che da lunedì comincerà a decidere cosa farà da grande. Per l’immediato futuro, cioè il calciomercato di gennaio, l’unica cosa certa è che arriverà un attaccante, resta solo da vedere quale. Ormai Sanchez si può dire definitivamente sfumato perché Pozzo ha aumentato la sua richiesta a 30 milioni (tanto Abramovich paga), e perché Moratti lo vorrebbe da giugno, mentre con una buona offerta Sanchez partirebbe subito.
Un piccolo tentativo è stato fatto per Di Natale, ma proprio come per la Juve, anche all’Inter Totò ha detto di no, appoggiato dalla società che non può permettersi di perdere, nel giro di una settimana, Floro Flores, Sanchez e pure il suo capitano. Un tentativo è stato fatto anche per Mutu, ma il romeno verrà ceduto all’estero per non rinforzare una concorrente, mentre per Vucinic qualsiasi discorso dev’essere rimandato a giugno, anche se adesso pare ci sia la Juventus in pole position. Dunque chi prendere? Al momento pare che l’unica alternativa rimasta sia Luc Castaignos, che sarebbe dovuto essere ingaggiato a gennaio ma arrivare a giugno. Vista l’emergenza però potrebbe essere richiesto immediatamente, e questo rischia addirittura di far saltare l’intera trattativa.
E’ durato meno di un mese il “regno”, se così si può definire, di Massimo Zanetti, ormai ex presidente e consigliere di amministrazione di Bologna 2010, la società che detiene il 40% del pacchetto di maggioranza del club. Alla base della decisione ci sono le tensioni con gli altri soci sulla nomina ad amministratore delegato di Luca Baraldi, nonché gli altri problemi riscontrati con altri imprenditori che si sono tirati indietro nelle offerte alla società, mettendo in dubbio la possibilità di raggiungere la quota utile per salvarla dal fallimento. Questo il comunicato di Zanetti:
E’ con profondo rammarico che – unitamente ai miei collaboratori Luca Baraldi e Stefano Trombetti – mi vedo costretto a rassegnare le dimissioni da Presidente e Consigliere di Amministrazione della nostra gloriosa società. Contestualmente, pur rimanendo socio, ho rassegnato le dimissioni anche da Consigliere di Amministrazione di Bologna 2010. Ben sapendo che in questi pochi giorni di lavoro dall’insediamento nelle rispettive cariche si è fatto solo il bene del Bologna FC, che ha già beneficiato di un positivo impatto nella riduzione dei costi, avendo riscontrato sia divergenze sugli aspetti finanziari sia ambigui comportamenti nell’ambiente interno ed esterno alla società, ivi inclusa certa stampa locale, prendo atto che io ed i miei collaboratori non siamo in grado di svolgere in maniera soddisfacente quanto merita il Bologna FC. Al futuro Presidente, certo che avrà maggiori capacità gestionali rispetto a noi, auguro ogni successo così come auspico per la lodevole iniziativa progettata da Bologna 2010.
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