
L’ufficialità è arrivata poco prima dell’ora di cena: il Milan ha ingaggiato Ibrahimovic. L’attaccante svedese entra così in quel ristretto club di campioni che hanno avuto il privilegio di vestire le maglie delle tre squadre più forti d’Italia, Juventus, Inter ed infine Milan, dopo soltanto un anno al Barcellona.
Ibra manda a gambe all’aria ogni proposito di Berlusconi di restringere il monte ingaggi. La politica del tetto a 4 milioni a stagione è durata non più di un mese, prima con la concessione a Ronaldinho di restare almeno un altro anno con l’attuale ingaggio (7,5 milioni), ed ora ingaggiando lo svedese che ne prenderà 8. Molti in meno rispetto ai 12 che percepiva in Spagna, ma si sa che tale cifra non avrebbe potuto garantirgliela nessuno.
Il contratto stipulato con il Barça è una formalità piuttosto rara, probabilmente mai vista in Italia. Si tratta di una sorta di prestito con “obbligo” di riscatto, cioè il calciatore arriva da subito al Milan senza pagare nulla, e poi nell’arco di tre anni il Milan dovrà trovare 24 milioni di euro da versare nelle casse blaugrana. Una trattativa simile a quella che portò Huntelaar in Italia, anche se quello fu un acquisto vero e proprio, ma ratealizzato come se ne vedono tanti. Speriamo che Ibra non faccia la stessa fine dell’olandese.