Dove finirà Kakà a giugno? Per ora l’unica cosa certa è che non giocherà più nel Real Madrid. Sapere dove finirà è un altro paio di maniche. Il Milan non può, o non vuole spendere tanto:
Ricardinho guadagna troppo, anche perchè in Spagna si pagano meno imposte. Mi dispiace abbia dei problemi a Madrid, ma se vuole ritornare, deve ridurre i suoi emolumenti in maniera sostanziale.
Dicendo così Adriano Galliani, dimostra ancora una volta di essere un dirigente di valore, perché rilancia i rumori di un ritorno del calciatore brasiliano, fissando indirettamente le condizioni alle quali i rossoneri sono disposti a lanciare una trattativa.
Lo chiamano Capitan Futuro, ma per quest’anno probabilmente il soprannome dovrà cambiare. Sì perché la dirigenza giallorossa è stanca dei suoi comportamenti e soprattutto delle stupidaggini che De Rossi fa in campo, ed ha deciso di punirlo con la revoca del titolo di vice-capitano. Quando Totti non sarà in campo, almeno per le prossime giornate e presumibilmente fino alla fine del campionato, la fascia di capitano andrà ad un altro giocatore, e questa sarà solo una delle punizioni che spettano a De Rossi.
Troppo nervosismo ed errori uguali a quelli che faceva quando aveva 20 anni (indimenticabile la gomitata a McBride nel Mondiale 2006) fanno venire i dubbi sulla sua maturazione, tanto che lo stesso Montella ha dichiarato:
Sarebbe meglio che alcuni giocatori non fossero così tifosi.
Non sono in tanti i giocatori che a 35 anni suonati possono vantare una fase ancora ascendente nel rendimento. Sarà che quando aveva 20 anni le opportunità di giocare e
All’andata era finita 1-1, ma in molti davano per favorito il Valencia, anche se si giocava in Germania. Gli spagnoli ormai hanno raggiunto il massimo in campionato con il terzo posto quasi assicurato, mentre i tedeschi devono capire cosa vogliono fare da grandi, e di certo la posizione a centro classifica in Bundesliga non serve per la prossima stagione europea. Tra le fila dello Schalke manca anche il super bomber Huntelaar, e dunque la gara sembrava dover andare a senso unico.
Ed in effetti l’inizio di partita sembra confermare le aspettative, con gli spagnoli che giocano meglio e i tedeschi che sembrano impauriti. Passa poco più di un quarto d’ora e Ricardo Costa manda i suoi in vantaggio con un bel colpo di testa, ma a questo punto il Valencia commette l’errore di abbassare la guardia, conscio della propria superiorità tecnica e della migliore situazione che il gol ha creato.
Recuperare una rete può essere impresa facile se ti chiami Milan, ma recuperare una rete in casa del Tottenham può rappresentare un’impresa ardua, un po’ per statistica (i precedenti con le squadre italiane recitano due vittorie per gli inglesi ed un pareggio) e un po’ per difficoltà di infilare la porta avversaria, avendo cura di un farsi infilare in contropiede, come era accaduto negli ultimi minuti della gara di andata.
Un’impresa, appunto. Un’impresa tentata e non riuscita, sebbene nella prima frazione di gioco il Milan abbia tenuto per larghi tratti il pallino del gioco, costringendo i padroni di casa a difendere l’esiguo vantaggio. Non che i vari Pato, Ibrahimovic e Robinho abbiano creato chissà quante occasioni da rete, ma se i rossoneri avessero chiuso in vantaggio la prima parte di gara nessuno avrebbe gridato alla scandalo.
Gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League.
Stadio White Hart Lane: Tottenham-Milan 0-0
Risultato della gara di andata: 0-1
Qualificato ai quarti di finale: Tottenham
Altra sera con il fiato sospeso e, per quanto gli anni recenti ci stiano abituando a più di una cocente delusione che solo la vittoria dell’Inter nella passata edizione di Champions League ha smorzato, ennesima divisione in due dell’Italia pallonara. Tra chi ha fatto il tifo per il Milan e chi – chissà quanti di più – si è prodigato a incitare per 90’ il Tottenham. Gli inglesi partivano dal vantaggio della sfida di andata, quando in virtù della rete siglata da Crouch sugli sviluppi di un contropiede, gli Spurs riuscirono a sbancare San Siro; ai rossoneri occorreva solo vincere. Con qualunque punteggio – lo 0-1 avrebbe garantito i supplementari – ma vincere.
Precedenti amari per gli italiani che, nelle sfide contro il Tottenham, annoveravano un bilancio di un pareggio e due sconfitte. Altro spunto di riflessione del pre partita: capire se davvero esista una maledizione di nome Ibrahimovic. Ovvero: tanto lo svedese è stato fino a oggi garanzia di vittoria del tricolore quanto sinonimo di eliminazione nell’Europa che conta. In attesa di cavare con certezza la duplice risposta, una parte della verità la si può già mettere in valigia: i rossoneri non riescono a espugnare un White Hart Lane gremito in ogni ordine di posto e vengono eliminati agli ottavi. Se ciò sia l’equivalente del fatto che il tifo milanista possa già festeggiare con giubilo la conquista dello scudetto, lo si vedrà.
Di certo non si può dire che la seconda avventura di Adriano sul suolo italico sia da consegnare agli annali del calcio, un po’ per i chili di troppo che l’Imperatore ha portato con sé sull’aereo per Roma e un po’ per una componente di sfortuna che lo ha costretto ai box per lunghi periodi. Era arrivato la scorsa estate tra i clamori della piazza, sebbene fossero in molti a domandarsi i motivi di una scelta tanto azzardata da parte della società capitolina, che offriva una rivincita ad un campione dato ormai per finito.
Ed il tempo ha dato ragione ai detrattori, tanto che ora Adriano se ne torna al sole del Brasile, dopo aver risolto consensualmente il contratto che lo legava ai giallorossi. Di ieri la notizia dell’addio, di oggi le motivazioni da parte dell’attaccante:
Ero triste e ho deciso di tornare in Brasile, dove ho due figli che mi mancano troppo. Loro sono attaccatissimi a me e quando parlo con loro al telefono mi viene da piangere. Mi si potrebbe dire che potevo portarli qui ma non è così semplice, ma sarebbe stato un atto di egoismo da parte mia.
Mamadou Sakho è un giovane difensore – ha ventuno anni – del Paris Saint Germain che in molti paragonano a Lilian Thuram, anche perché ha la stessa imponente struttura fisica – anche se le sue acconciature sono un pochino più stravaganti.
Il calciatore è un nazionale francese Under 21 dal 2007, e negli ultimi mesi è finito spesso nella rubrica di calciomercato perché molti club europei lo stanno seguendo – in Italia soprattutto il Milan, ma come sempre accade in questi casi viene seguito anche da Inter e Juventus, mentre in Europa seguono il giocatore soprattutto il Barcellona e il Bayern Monaco.
Fabio Capello lo aveva annunciato già tempo fa: dopo l’Europeo del 2012, lascerà la nazionale inglese per andare in pensione. Sull’addio all’Inghilterra non ci sono dubbi, ma forse, nonostante avrà i suoi bei 66 anni, potrebbe ripensarci sulla pensione, ed accettare un incarico nella Juventus.
La dirigenza bianconera non ce la fa più a vedere una squadra gloriosa a metà classifica, con il rischio di perdere persino la qualificazione in Europa League, come non può nemmeno concepire che quello che veniva definito come il miglior direttore sportivo d’Italia nell’era dopo-Moggi portasse una perdita di bilancio nelle casse bianconere senza vincere nemmeno una coppetta.
Ormai era inevitabile, e rimaneva soltanto da capire quando sarebbe successo: Lerda è stato esonerato. Il tanto contestato allenatore del Torino, forse uno dei più contestati della storia granata, è
Difficilmente possiamo credere che Wenger potesse aver impostato una partita di difesa al Camp Nou, in stile Mourinho con 11 giocatori a protezione dell’area di rigore e ripartenze con uno o due contropiedisti a sperare che avvenga qualcosa. Più probabile è che sia stato il Barcellona a costringere l’Arsenal sulla difensiva per 90 minuti e più, portando ad un certo punto il possesso di palla a superare il 70%, roba da amichevole estiva contro squadra dilettante.
Ma siamo in un ottavo di Champions League, e l’Arsenal doveva difendere il 2-1 dell’andata, e per un tempo ci riesce bene. L’unica punta Bendtner non è pervenuto per tutto il primo tempo, mentre le mezze punte si trasformano in terzini. E così i primi 45 minuti si chiudono sullo 0-0 che qualifica l’Arsenal.
Miracolo, impresa, risultato ribaltato: erano in molti alla vigilia del ritorno di Champions a scommettere che la Roma sarebbe riuscita a capovolgere a proprio favore il 2-3 rimediato contro la Shakthar Donetsk. Ma alla fine della fiera ci ritroviamo a commentare una vera e propria batosta per gli uomini di Montella, che nel gelo della città ucraina abbandonano la massima competizione per club a livello europeo e se ne tornano a casa a capo chino.
3-0 il risultato finale, con i capitolini che non sono riusciti ad andare ad di là di un rigore conquistato (e sbagliato), rimediando anche un’espulsione pesante (quella di Mexes), che non ha certo favorito il tentativo di rimonta. La prima europea di Montella, dunque, finisce con una batosta, mentre dall’altra parte Lucescu si conferma un vecchio volpone e porta a casa un risultato storico per la sua squadra.
Gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League.
Stadio Donbass Arena, Donetsk: Shakhtar Donetsk-Roma 3-0
Reti: 18′ pt Hubschmann (S), 13′ st Willian (S), 42′ st Eduardo (S)
Andata: 2-3
Qualificato ai quarti di finale: Shakhtar Donetsk
Serviva l’impresa e, per dirla alla Totò, è arrivata una ciofeca di cui l’undici giallorosso è colpevolmente protagonista. La Roma saluta la Champions League archiviando la competizione europea con una prestazione da dimenticare: di fronte allo Shakthar, i capitolini, non hanno che da inchinarsi e riconoscere sportivamente una superiorità che il campo – nel corso di 180’ – ha reso evidente. Si qualifica ai quarti chi ha meritato di passare il turno. Vincenzo Montella era chiamato al miracolo: l’ambiente pareva galvanizzato in seguito ai tre risultati utili consecutivi inanellati con il nuovo corso griffato dall’Aeroplanino, invece l’assenza dell’entusiasmo poi prontamente ritrovato (con le dimissioni di Ranieri) non era in realtà causa principale della malattia. Semmai, diciamo adesso, si parli di rosa ampiamente sopravvalutata.
Con andamento cronologico. A Donetsk il termometro nell’immediato pre-partita segnava –10 gradi centigradi: nel freddo glaciale cui gli uomini di casa sono abituati, Mircea Lucescu sceglie lo stesso modulo degli ospiti: due speculari 4-2-3-1 con Luiz Adriano terminale offensivo dei locali e – sorpresa dell’ultim’ora perché tutti accreditavano Totti punta fissa – Borriello ultimo uomo della manovra capitolina. Diga De Rossi-Pizarro a protezione della difesa. Il 2-3 dell’andata obbligava Doni e compagni a vincere con due reti di scarto o a trovare un successo di misura con almeno quattro reti all’attivo. Roba che dirlo a risultato acquisito fa soltanto sorridere.
Gigi Delneri sembra avere le ore contate sulla panchina della Juventus e già da tempo di parla di sostituti. Vero è che in società continuano a rinnovargli la fiducia (almeno
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