Se il calcio non fosse esistito, Pelè lo avrebbe inventato

di Gioia Bò 3

Non è difficile segnare mille gol come Pelè, è difficile segnare un gol come Pelè:

parole e musica del poeta brasiliano De Andrade, per definire uno dei miti del calcio mondiale, uno dei più forti di tutti i tempi, poeta egli stesso nella sua professione, con quell’abilità di rendere magica ogni singola giocata.

Difficile raccontarlo in poche righe, difficile non cadere nel retorico, attribuendogli aggettivi come mito, leggenda, dio del calcio. Quasi impossibile poi rispondere alla domanda da un milione di dollari: “meglio Pelè o Maradona?”. Solo i napoletani hanno trovato la soluzione dell’arcano, ma sono di parte e non hanno mai visto giocare il brasiliano, se non in vecchi filmati, che ne raccolgono il meglio del repertorio. Mi astengo dalla scelta, lasciandovi le vostre personali convinzioni, ma continuo a ripetere che non si possono mettere a confronto campioni di epoche diverse.


Ma in fondo chi era Pelè? Beh, se escludiamo i dribbing devastanti con cui si liberava degli avversari in un fazzoletto di campo, le finte e controfinte ubriacanti, il palleggio morbido, le rovesciate spettacolari, il tiro preciso, il colpo di testa e la visione di gioco come nessun altro al mondo, in fondo O Rey era uguale a tanti altri! E invece “gli altri” restavano sempre a guardare e a domandarsi come facesse a tirar fuori dal cilindro certi numeri di alta scuola.

E se Maradona sarà ricordato nei secoli per la “mano de dios” e la serpentina che mise a sedere mezza Inghilterra, non si può parlare di Pelè senza ricordare il “sombrero” al portiere svedese nella finale di Coppa del Mondo del 1958 o il colpo di testa contro l’Italia (ahimé) nella finale di Messico ’70, quando restò sollevato in aria e sembrava che non volesse più scendere, perché il suo posto era lì, in alto, più in alto di chiunque altro.

“Dio inventò il calcio e poi disse a Pelè di insegnarlo”, recitava una scritta sui muri del Brasile ed il suo calcio ha veramente fatto scuola, al di là del dualismo a distanza con Diego, al di là dei detrattori che avrebbero voluto vederlo giocare in Europa, al di là di chi dice che quello era un altro calcio e che, se fosse nato venti anni più tardi, non sarebbe stato Pelè!

Parlano i numeri per lui e uno che segna 1281 gol in carriera, che vince tre Coppe del Mondo, un numero infinito di campionati con il Santos, che riesce a segnare 58 gol in una sola stagione, beh, uno così sarebbe stato grande in qualunque epoca, perché come disse Rivera:

Se il calcio non fosse esistito, Pelè lo avrebbe inventato

Peccato non averlo visto giocare!

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