Inzaghi, Sentimenti, Maradona: storie di calcio e di fratelli

di Gioia Bò Commenta

Storie di fratelli calciatori e subito la mente va ai cinque Sentimenti che negli anni ’40-’50 facevano impazzire gli addetti ai lavori, costretti a “numerarli” per poterli riconoscere facilmente. E così Ennio divenne Sentimenti I, Arnaldo, Sentimenti II, Vittorio, detto Ciccio, Sentimenti III, Lucidio, detto Cochi, il più famoso di tutti, portiere indimenticato di Juventus e Lazio, Sentimenti IV, e Primo che a dispetto del suo nome divenne Sentimenti V.

Cinque fratelli, tutti calciatori e tutti di grande livello, un vero record per il calcio mondiale, seppure si faccia riferimento ad un’epoca in cui forse era più facile che il primo facesse da apripista per l’arrivo degli altri. Mai più si ripetè una favola simile, ma il calcio ci ha regalato negli anni altre coppie di fratelli arrivati a buoni livelli, a volte addirittura nella stessa squadra.

E’ il caso dei gemelli Filippini, Emanuele ed Antonio, che tanto bene hanno fatto giocando per anni soprattutto con la maglia del Brescia, ma anche dei gemelli Zenoni, frutto del vivaio dell’Atalanta.


Fratelli, ma non gemelli, anche Socrates e Rai, fenomeni in patria, un po’ meno nelle loro avventure europee. Il maggiore dei due era soprannominato “il dottore”, per aver conseguito una laurea in medicina, ma anche “il tacco di Dio”, che meglio rispecchiava le sue caratteristiche atletiche. Centrocampista lento nei movimenti a causa del suo metro e novanta di altezza, era comunque molto abile nel tener palla. Chi è vicino agli “anta” lo ricorderà come l’autore di uno dei due gol che la Selecao segnò contro l’Italia nei Mondiali di Spagna. Più difficile invece ricordarlo con la maglia della Fiorentina, squadra per la quale giocò per una sola stagione. Rai, meno famoso del fratello, divise la sua carriera tra il San Paolo ed il Paris Saint Germain, facendo vedere il meglio di sé solo sui campi di casa.

Vi ricordate poi di Maradona? Non Diego Armando, ovviamente, ma il piccolo Hugo, detto “il turco”, che seguì le tracce del famoso fratello, giungendo in Italia, nell’Ascoli, dove non lasciò traccia del suo passaggio e dopo appena 13 partite fu ceduto al Rayo Vallecano. La sorte in quella famiglia aveva già concesso abbastanza benefici e non poteva bissare il talento.

Sorte dispettosa invece in casa Baresi con Giuseppe e Franco arrivati ad altissimi livelli, in una sorta di derby familiare con le maglie rispettivamente di Inter e Milan. Il rossonero è in netto vantaggio in quanto a riconoscimenti ottenuti, ma anche Beppe si tolse le sue belle soddisfazioni da professionista. E chissà per chi tifavano i genitori in occasione dei derby!

Ancora in attività i fratelli Filippo e Simone Inzaghi, partiti entrambi dalle giovanili del Piacenza, ma con destini diversi, che hanno costretto il minore a vivere nell’ombra, perennemente schiacciato dalla fama del fratello, che ha praticamente vinto tutto con le maglie di Juventus e Milan, nonché della Nazionale.

Stessa storia nella famiglia Cannavaro, con Fabio a rubare la scena al giovane Paolo, che per ora deve accontentarsi di vivere di gloria riflessa. Un giorno non molto lontano potrebbero giocare con la stessa maglia, vista l’intenzione del capitano campione del mondo di chiudere la carriera nel suo Napoli. Chissà…

Fratelli calciatori, tutti più o meno famosi, a dimostrazione che la genetica ci mette del suo, concentrando la classe sotto lo stesso cognome. Quasi sempre, almeno.

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