Dalla mitraglia di Batistuta alle capriole di Martins

di Gioia Bò 3

Al di là dei milioni spesi, dei campioni comprati, delle orde di tifosi che invadono lo stadio, della moviola, delle polemiche che impazzano sulle pagine dei giornali… al di là di tutto, al di sopra di tutto, c’è un solo gesto, l’unico che conta veramente, l’unico capace di infiammare i cuori e far esplodere la felicità collettiva: il gol!

C’è chi la butta dentro raramente e chi è abituato a gonfiare la rete, ma tutti, proprio tutti, dopo ogni gol esplodono in un’esultanza liberatoria e coinvolgente.

Ognuno ha un suo modo di festeggiare il gol fatto, una specie di segno distintivo, un marchio di fabbrica assolutamente personale. E se una volta il massimo della particolarità era correre sotto la curva, magari togliendosi la maglia, negli ultimi anni è sempre più frequente vedere esultanze nuove e divertenti da ripetere dopo ogni rete. Esultanze semplici come quella di Andrea Pirlo che bacia la fede o quella di Ronaldo a braccia aperte o ancora quella di Kakà, che alza gli occhi e le braccia al cielo in segno di ringraziamento verso Dio, ma anche esultanze costruite e bizzarre.


Come non ricordare la mitraglia di Batistuta che tanto faceva impazzire i tifosi della Fiorentina prima e della Roma poi? E la maglia in testa di Ravanelli che dopo ogni rete correva verso il centrocampo a braccia allargate e praticamente al buio?

Ma si potrebbero fare decine di altri esempi a partire dall’aeroplanino di Montella che decollava regolarmente da Marassi e in seguito dall’Olimpico o il trenino del Bari che partiva dal San Nicola ad ogni gol di Tovalieri e Protti, con l’autore della rete a fare da capotreno a quatto zampe ed i compagni a seguirlo nei pressi della bandierina.

Esultanze a volte create apposta per un’occasione particolare come quella del brasiliano Bebeto, che durante i Mondiali del ’94 si esibì nel gesto della culla, per festeggiare in mondovisione la nascita della figlia o quella di Totti, che annunciò al mondo intero l’arrivo del suo primogenito con il pollice in bocca, a mo’ di ciucciotto. E sempre a proposito del capitano giallorosso, si potrebbero ricordare le celeberrime magliette esibite soprattutto durante i derby, che riportavano sfottò più o meno simpatici nei confronti dei laziali, o la volta che saltò letteralmente su una telecamera a bordo campo, prendendo il posto del cameraman, per inquadrare la curva.

Che dire poi della capriola di Fernando Couto o dei salti mortali di Oba Oba Martins che facevano letteralmente impazzire i tifosi dell’Inter? E poi le sviolinate di Gilardino e la ormai famosissima mano all’orecchio di Luca Toni e tanti altri gesti più o meno particolari da ripetere ogni qualvolta il pallone supera la linea di porta.

E con questa vastità di scelta c’è ancora chi si ostina a mostrare il dito a ad aprire l’ombrello!

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