Il segreto del Brasile per cui è sempre stato e sempre sarà la nazionale più forte al mondo è basato su un esercito di giovani talenti che già a 18 anni, e spesso anche prima, sono talmente preparati da poter esordire già nei massimi campionati europei ad alti livelli.
Il nome del giorno è quello di Ganso, inseguito in passato dalle milanesi, con l’Inter più convinta, e dalla Lazio, almeno prima che il Santos fissasse la sua clausola di rescissione a 54 milioni di euro. Una cifra astronomica che nessuno al mondo potrebbe permettersi, specialmente per un ragazzino di 21 anni che non ha mai giocato in Europa e che è da mesi infortunato, ma sicuramente a fine stagione, o al massimo a gennaio prossimo, il Santos potrebbe ufficializzare il prezzo vero del suo cartellino, e allora scatterà l’asta.
Il fair play finanziario è uno strumento che segnerà una svolta nel mondo del calcio. Per la prima volta nella storia, infatti, con esso viene posto un limite alle spese “pazze” che si sono sostenute durante le annate precedenti, in cui vigeva solo la regola del più forte: chi è più ricco compra i calciatori migliori e vince.
Per venire incontro ad un mondo reale in cui un individuo comune deve lavorare 200 anni per guadagnare quello che un calciatore percepisce in una stagione, e per limitare i forti esborsi finanziari da parte dei presidenti dei club europei, verrà posto un limite che non sarà numerico, ma ancora più semplice da stabilire: spendi quello che guadagni. L’obiettivo è il pareggio di bilancio per i club delle 53 nazioni che fanno parte dell’Uefa, sempre più nei guai a causa dei conti in rosso.
A Cavani & Co. stavolta tocca il ruolo di comprimari, perché a rubare la scena è il Chievo, capace di rimandare a casa i partenopei con due schiaffoni sonanti. Il Napoli perde tre punti e -soprattutto – perde l’opportunità di portarsi a due lunghezze dal Milan capolista, fermato ieri in casa da una Lazio attenta e disciplinata.Gli eroi del giorno rispondono ai nomi di Moscardelli e Sardo, che portano i gialloblu a quota 30 in classifica, verso una salvezza sempre più vicina.
Pochi movimenti alle spalle delle prime della classe, con la Roma che in casa aveva un’opportunità più unica che rara per sorpassare la Lazio e riportarsi in terza posizione. L’atteggiamento dei capitolini non lascia dubbi sul desiderio di chiudere sin da subito la gara contro il Brescia, con Totti, Vucinic e Borriello a fare il bello e il cattivo tempo sul fronte avanzato. Ma per applaudire il gol dei padroni di casa occorrerà attendere fino al minuto numero 13 della ripresa, quando Borriello fa esplodere la Sud. Passano solo 11 minuti ed Eder pareggia i conti, mentre Lanzafame allo scadere “grazia” i giallorossi, colpendo la traversa.
Diavolo di un Mourinho, che quando viveva sul suolo italiano non faceva altro che lamentarsi delle abitudini del Belpaese, calcisticamente parlando s’intende, e che ora pagherebbe di tasca propria per respirare un po’ dell’atmosfera nostrana. Intendiamoci, lo Special One non soffre di nostalgia per alcune esagerazioni del calcio italiano, specie per quando riguarda i minuti successivi alla gara, quando un allenatore è “costretto” ad intrattenersi con i giornalisti:
La parte peggiore del calcio italiano è il dopo-partita e non mi riferisco alle discussioni in sé: parlare con gente come Arrigo Sacchi o Gianluca Vialli ti fa pensare e anche imparare, perché le loro sono opinioni sincere. Dopo una gara, però, noi allenatori siamo stanchi come i giocatori: uno vorrebbe andare a mangiare, riposare… Un’ora di televisione è la cosa che desideri di meno dopo una partita.
Luca Toni e Hasan Salihamidzic giocano nella Juventus – almeno fino a giugno – ma hanno entrambi un passato importante nelle file del Bayern Monaco. Per questo sono stati intervistati dal settimanale tedesco Sport Bild.
Toni in particolare ha raccontato un retroscena della sua breve esperienza con Louis Van Gaal in Germania, avvenuto nello spogliatoio
Una cosa pazzesca, mai vissuta prima. L’allenatore voleva mettere in chiaro che lui poteva sostituire qualsiasi giocatore, indipendentemente da come si chiamasse, perché aveva le palle: E per dimostrarlo si è calato i pantaloni davanti a noi.
Qual’è il campionato più spendaccione? Fino alla fine era in testa la Serie A. Poi sono arrivati i botti finale della Premiere League: il primo è stato Luis Suarez – 26 milioni e mezzo di euro – che è passato dai lancieri dell’Ajax al Liverpool, e poi nell’ultima giornata di mercato sono arrivati prima il passaggio di Andy Carroll dal Newcastle al Liverpool, per oltre 40 milioni di euro, e poi la cessione di Fernando Torres, arrivato al Chelsea in cambio di un assegno di 58,5 milioni di euro.
Paperon Roman Abramovič non si è accontentato dell’attaccante spagnolo, perché ha acquistato pure il centrale brasiliano del BenficaDavid Luiz spendendo altri 25 milioni di euro – Carlo Ancelotti non si può certo lamentare di come sono andate le cose.
Non bastavano gli 80 milioni di euro spesi in poche ore per Fernando Torres e David Luiz, Abramovich vuole vincere, e per farlo ha intenzione di spendere ancora tanto. L’obiettivo
Molto probabilmente l’AS Roma sarà il primo club italiano ad essere guidato da un presidente straniero. Le buste delle offerte presentate nei giorni scorsi sono state aperte, ed anche se
Ebbene sì, anche un mostro sacro come José Mourinho può finire sulla graticola come qualsiasi altro allenatore. Lo Special One, che quest’anno a Madrid di special ha fatto davvero ben poco, sta facendo aumentare i malumori, non solo tra la dirigenza. Nemmeno il pubblico lo segue più, imputandogli la colpa di destabilizzare l’ambiente e di fare scelte discutibili come quella di lasciare in panchina Benzema quando non c’erano attaccanti a disposizione.
Per questo, e a causa della sconfitta di domenica scorsa che ha fatto scivolare i blancos a -7 dal Barcellona, se finora era lui a lasciar intendere che rimarrà fino a fine stagione e poi andrà via, adesso è la società a prendere le redini della squadra, facendo sapere, nemmeno tanto velatamente, di star pensando di licenziare Mourinho.
Il Milan arresta la sua corsa e regala segnali di speranza alle dirette inseguitrici, preoccupate dallo strapotere di una squadra che riesce ad imporsi lontana dalle mura amiche anche in inferiorità numerica (vedi la trasferta di Catania). A regalare speranza a mezza Serie A è la Lazio, salita a Milano con la consapevolezza di aver già raggiunto la quota salvezza (leggi le dichiarazioni di Edy Reja al termine della gara con la Fiorentina) e con la speranza di metter punti in cascina per l’approdo all’Europa League.
Vero è che il Milan corsaro ammirato in Sicilia lo scorso fine settimana è solo un ricordo, ma è anche vero che il merito è tutto di una Lazio compatta, attenta e determinata a non tornare a casa con la pancia vuota.
Anticipo della ventitreesima giornata di serie A.
Stadio Giuseppe Meazza di San Siro, Milano: Milan-Lazio 0-0
Tutta Napoli a tifare Lazio e rivivere, seppure a dita incrociate, le epiche sfide contro il Milan che hanno segnato un’epoca calcistica: quella della fine degli anni Ottanta. San Siro, invece, presentava uno stadio Meazza discretamente affollato per l’entusiasmo del pubblico locale di poter conservare il primato in classifica con i sette punti di distacco dai secondi. La vittoria, infatti, avrebbe consentito al Milan di compiere un ulteriore passo in direzione dello scudetto e, come segnalato da mister Allegri nel corso della conferenza della vigilia, avvicinare la fatidica quota degli ottanta punti (che a noi pare difettare in eccesso: ne serviranno meno). Compito, in ogni caso, tutt’altro che semplice anche perchè la Lazio, attualmente terza forza del campionato, è giunta a Milano con la voglia di impressionare e invertire il trend non positivo – in termini di gioco quantomeno – delle ultime prestazioni.
I padroni di casa erano costretti alla rinuncia di Van Bommel per squalifica e Ambrosini per infortunio: Allegri decide di rilanciare Pato al fianco di Ibrahimovic con l’inamovibile Robinho a sostegno. Tra i nuovi acquisti, subito spazio a Emanuelson con Thiago Silva sulla linea dei centrocampisti. Tra i laziali, Reja non poteva disporre di Zarate – anch’egli out per squalifica – e Floccari mentre non poteva che essere gradito il rientro di Dias in difesa. Anche l’allenatore biancoceleste ha investito fin dal 1′ su un neo acquisto: Sculli al cui fianco non poteva che essere confermato l’eroe di sabato scorso. Quel Kozak che portava in dote una doppietta alla Fiorentina.
Il suo passaggio dalla Juventus al Parma ha un po’ movimentato l’ultima giornata di mercato, per la felicità di quanti – tifosi della Vecchia Signora – si erano stancati di vederlo girovagare sul fronte d’attacco bianconero come un fantasma alla ricerca di se stesso. Ritrovare se stesso, tornare ad essere quello di Palermo e dei primi mesi sotto la Mole, quando i gol arrivavano con una facilità impressionante e lui diventava oggetto di desiderio per la nazionale di Lippi: questa è la missione di Amauri, che in quel di Parma cercherà di dimostrare di essere ancora un calciatore professionista e non il reduce da una crociera difficile da dimenticare. Ma l’addio alla Juventus (anche se solo momentaneo) non è stato dei più felici e l’italo-brasiliano ha qualche sassolino da togliersi dalla scarpa:
Anche l’anno scorso c’era la contestazione, adesso vediamo se il colpevole ero io. Da oggi in poi voglio pensare solo al Parma, le altre cose si vedranno in futuro perché comunque rimango un giocatore della Juve, ma da qui a giugno parlerò solo della mia nuova squadra.
Della serie i due giorni che gli cambiarono la vita: domenica pomeriggio ha segnato le sue due ultime reti con la maglia del Cagliari. Ieri è passato alla Juventus con un prestito con diritto di riscatto che – sono le parole di Marotta –
eserciteremo a giugno.
Diciotto milioni di euro sono tanti, e l’ex-cagliaritano lo sa
sono soddisfatto di valere tutti i soldi che la Juve ha pagato per me.
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