Mourinho apre col botto: “Non sono un pirla”

di Marco Mancini 2

Prima conferenza stampa di Mourinho da allenatore dell’Inter, e primi botti sparati rigorosamente in italiano. Non è uno con i peli sulla lingua l’ex allenatore di Chelsea e Porto, e lo dimostra da subito. Infatti i primi dubbi vengono a sentirlo parlare. La sua parlantina nella nostra lingua è praticamente perfetta, e addirittura anche l’accento è molto meglio di molti stranieri che stanno in Italia da anni.

Quindi viene il dubbio che Mourinho si fosse messo di buona lena ad imparare l’italiano già da qualche mese, cosa che conferma subito lui, ammettendo di essere stato contattato per la prima volta da Moratti dopo il ritorno della gara con il Liverpool.


E così va a posto anche l’ultima tessera del mosaico della vicenda Inter-Mancini, chiarendo una volta per tutte che le parole di Moratti per difendere il suo ex tecnico erano solo di circostanza, e che gli rinnovava la fiducia solo per concludere serenamente il campionato. Infatti mentre le pronunciava già cominciava a flirtare con il tecnico portoghese in gran segreto, fino all’ammissione di ieri.

Sparata la prima bomba, tutti si aspettavano dal tecnico qualche altro botto sul calciomercato, e invece qui il neoallenatore nerazzurro si è di nuovo abbottonato, dicendo di aver bisogno di una rosa da 21 calciatori più 3 portieri (evidentemente non conosce bene le ultime vicende di infermieria nerazzurra), e di voler fare due o tre acquisti per una squadra che gli piace molto già così com’è. Poi riprende a dirne un’altra delle sue, affermando che il campionato italiano non è il più competitivo del mondo, ma lasciando intendere che con lui potrebbe ritornare ad esserlo, evviva l’umiltà.

Alla fine quando un giornalista inglese gli chiede come pensava che Lampard ed Essien si potessero trovare nel campionato italiano, il tecnico non si sbilancia e chiede perchè gli fa domande su calciatori del Chelsea. Alla risposta “per chiedere la stessa cosa del collega in maniera più intelligente” (poco prima un altro giornalista gli aveva chiesto nomi di mercato e lui non glieli aveva dati), la risposta dell’allenatore è stata “non sono un pirla!“.
Mica male per uno che parla per la prima volta in italiano. Chissà quanti altri regali avrà in serbo per il futuro.

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