La maledizione di Mourinho sul tiro di Terry

di Gioia Bò Commenta

Lui giura che tifava per i Blues, per la squadra che ha condotto per tre anni, senza mai riuscire a respirare l’aria della finale di Champions League. Ma l’altra sera avremmo voluto essere al suo fianco e vivere accanto a lui le emozioni della partita, dal gol di Ronaldo all’errore del suo capitano, fino alla parata decisiva Van Der Saar che ha di fatto consegnato la Coppa nelle mani del Manchester United.

Lui è Josè Mourinho, tecnico portoghese che gode di grande considerzione in giro per l’Europa, rimasto un anno ai box, dopo il benservito di Roman Abramovich lo scorso autunno.

Al suo posto Avram Grant, un tecnico sconosciuto, israeliano di origine e antipatico a molti, non per una questione di carattere, ma perché spesso gli si è stata rimproverata scarsa personalità. Tutte chiacchiere visto il finale di stagione super della squadra londinese, che ha rischiato di portare a casa il successo più grande. Mourinho dice che tifava per lui, ma avremmo voluto sentire le sue imprecazioni sulla rincorsa interrotta da Cristiano Ronaldo, con la palla che finiva tra le mani protese di Cech.


Già proprio Cristiano Ronaldo, portoghese come lui e che come lui ha prestato il suo volto per una campagna pubblicitaria a favore del turismo in Portogallo. Se in questi giorni passate dalle parti dell’Underground, la metropolitana londinese, troverete le loro gigantografie a farvi compagnia, con messaggi che invitano a visitare le città lusitane.

E proprio Cristiano Ronaldo con quella corsa frenata dagli undici metri stava per dare a Josè un grosso dispiacere, dimostrando che il Chelsea è capace di vincere anche senza il suo prezioso apporto.

Alla fine Mourinho deve ringraziare il suo capitano, John Terry, che si carcato sulle spalle le respnsabilità di un’intera stagione, andando a tirare il rigore decisivo. E siamo certi che su quel piede sinistro che scivola proprio al momento dell’impatto con la palla ci sia stata anche un pizzico di “responsabilità” del tecnico portoghese, che tranquillamente seduto sul divano, non avrebbe mai voluto vedere il suo sostituto alzare la Coppa.

Il calcio è così: Mourinho la prossima stagione avrà la sua squadra (Inter?) e Avram Grant tornerà tra gli sconosciuti del pallone, in un un incrocio di destini che probabilmente porterà Mancini sulla panchina del Chelsea.

Resta l’amarezza per non aver visto l’invidia sulla faccia del portoghese, nell’ammirare un tecnico che riusciva laddove lui aveva fallito. Ma questo, che vi piaccia o no, è il calcio!

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