Bruno Conti: giallorosso del secolo!

di Gioia Bò Commenta

Di Bruno ce n’è uno e viene da Nettuno.

Così cantava la Curva Sud negli anni ’80 ed il Bruno della canzoncina era Conti, giallorosso doc, piccolo di statura ma immenso in campo. Di lui la leggenda racconta che lo volesse una squadra americana di baseball, ma il padre non gli permise di partire per gli States, invitandolo invece a prendere a calci un pallone sulle spiagge del litorale laziale, dove era nato.

A dieci anni Helenio Herrera lo scartò, ritenendolo troppo gracile e minuto per poter giocare a calcio, ma Brunetto non si diede per vinto e negli anni si tolse le sue belle soddisfazioni.


Lo prese la Roma, squadra per la quale faceva il tifo, ma per due stagioni venne dirottato al Genoa in serie B per farsi le ossa, come si suol dire. Poi la maglia giallorossa fino a fine carriera. Il pubblico era innamorato delle sue giocate magiche, di quel sinistro in grado di far tutto, di quella corsa irresistibile sulla fascia, di quel numero sette che segnava e correva ad inginocchiarsi sotto la curva.

Qualche anno fa è stato nominato Giallorosso del secolo ed è un grande onore, considerando i campioni che sono passati negli anni da quelle parti, da Falcao a Pruzzo, da Di Bartlomei a Giannini, fino al capitano attuale Francesco Totti.

Ma come non dar ragione a chi lo considera il più grande romanista di sempre? Spero per lo voi che lo abbiate visto giocare, perché uno come lui era capace di rubare la scena a giocatori del calibro di Zico e Maradona. E non è solo un modo di dire, basti pensare ai Mondiali di Spagna nel 1982, in cui Conti risultò tra i migliori in assoluto. Eroe di Spagna con le sue sgroppate lungo la fascia a pennellare cross per le teste degli attaccanti, con palloni che chiedevano solo di essere spinti in rete. E pure la soddisfazione di un gol personale, segnato contro il Perù proprio con il destro, che non era di certo il suo piede preferito.

E poi l’anno successivo lo scudetto con la Roma, conquistato a suon di prestazioni eccellenti e le cinque Coppe Italia a completare il suo palmeres. Un unico cruccio nella sua carriera: non essere riuscito a vincere la Coppa dei Campioni davanti al suo pubblico, in quella maledetta notte di maggio del 1984.

Ma il suo pubblico era ancora lì il 23 maggio del 1991, quando un Bruno Conti emozionato dava l’addio al calcio giocato, dopo 16 stagioni e trentacinque gol in maglia giallorossa. Sono passati 17 anni da quel giorno e Brunetto è ancora nei cuori e nei cori della sua curva. Mitico!

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