Ruud Gullit: il tulipano nero

di Gioia Bò Commenta

Treccine rasta, sorriso smagliante e battuta pronta ed efficace: è così che si presentava Ruud Gullit al calcio italiano, quando venne acquistato dal Milan di Berlusconi nel 1987. Era l’era di Arrigo Sacchi e del Milan che faceva man bassa di successi in Italia ed in Europa, con una squadra di campioni assoluti, guidati dal fantastico trio olandese.

Il “tulipano nero” proveniva dal Psv Eindoven dove aveva contribuito alla conquista di due campionati olandesi con 68 presenze e 46 reti, mettendosi in mostra fino a conquistare il Pallone d’Oro. Con queste credenziali arrivò nel club rossonero, pronto a dimostrare la sua grandezza assoluta come regista della squadra e punto di riferimento in mezzo al campo al fianco del connazionale Rijkaard. Possente fisicamente, esplosivo nella falcata, inarrestabile palla al piede, prediligeva il ruolo di trequartista, ma si adattava a giocare anche da seconda punta.

Fu subito amore con la curva rossonera e fu subito successo in campionato, nonostante l’avversaria di quegli anni si chiamasse Napoli ed il suo alter ego azzurro fosse un certo Maradona.


Era il 1988 e la stagione dei successi personali non era ancora conclusa per lui, visto che quella stessa estate riuscì a conquistare anche il titolo europeo con la sua nazionale, mettendo la firma sulla Coppa con grandi prestazioni e con uno strepitoso gol di testa nella finale contro l’URSS.

Seguirono anni di gloria e di trofei conquistati con il club che in quegli anni era il più forte d’Europa: altri due scudetti, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee, due Coppe Intercontinentali ed una supercoppa Italiana. Nel frattempo la squadra era passata nelle mani di Capello ed i rapporti tra Gullit ed il mister non erano sempre idilliaci, tanto che nella stagione ’93-’94 venne ceduto alla Sampdoria, dove si impose come leader, portando la squadra blucerchiata alla conquista della Coppa Italia.

Altra breve parentesi nel Milan (8 gare) e poi il ritorno a Genova, prima di dare l’addio al calcio italiano per trasferirsi in Inghilterra. Nel Chelsea ricoprì il ruolo di allenatore-giocatore e conquistò la FA Cup, diventando il più giovane allenatore a conquistare il trofeo.

Attualmente è in America a cercar fortuna e, nonostante le recenti delusioni su varie panchine europee, ha accettato di allenare i Los Angeles Galaxy di David Beckham. Auguri mister, che tu possa far innamorare anche agli yenkees del calcio spettacolo, di cui sei stato assoluto protagonista.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>