Zeman risponde a Vialli: “Pensavo che avesse smesso con i farmaci”

di Gioia Bò Commenta

Continua senza sosta la polemica a distanza tra Vialli e Zeman, cominciata qualche anno fa e mai chiarita faccia a faccia. Qualche giorno fa l’ex bomber della Juventus aveva riacceso i fuochi, accusando il boemo di abbracciare solo le cause che gli portano vantaggio (“paraculo” era il termine usato per definire l’allenatore). Ed oggi il tecnico della Roma risponde davanti ai taccuini, usando parole stizzite e velenose nei confronti dell’attaccante:

Pensavo che Vialli avesse smesso di prendere farmaci.

E ancora:

Io paraculo? Sbaglia. Visto che lo faccio per me, sono rimasto dieci anni fuori dal calcio…

Ed in realtà il boemo è rimasto per lungo tempo ai margini del calcio che conta, dopo le denunce di qualche anno fa, quando – evidenziando la crescita muscolare di Del Piero e Vialli – sospettò che in casa-Juventus si facesse abuso di farmaci. Fu aperta un’inchiesta, i giocatori della Vecchia Signora vennero chiamati a testimoniare davanti al pm Guariniello, ma poi il tutto finì in una bolla di sapone, avendo come unico effetto la chiusura del Laboratorio antidoping dell’Acqua Acetosa.

Da allora sono passati molti anni, ma la polemica è destinata a continuare. Del resto, il tecnico della Roma ci ha abituati ad esternazioni al veleno, come quella di qualche giorno fa con Abete (“è nemico del calcio”) e che rischia di far finire il nome del boemo sulla pagina nera dei deferiti. Zeman spiega che non c’era nulla di personale nelle sue parole a Sette, accusando il cronista di aver omesso una parte dell’intervista:

Non credo di essere deferito. Le mie parole, a leggerle, sono brutte. Chiedo scusa per quelle tre parole, anche se però ne manca una, prima. Quella dovete chiederla a chi mi ha intervistato. Ripeto, quelle tre parole che erano lì non le pensavo così come sono uscite. Me le rimangio nel senso che avete capito voi. Io continuo a dire che per me nel calcio la Federazione in questi anni poteva approfittare di tante situazioni per cercare di migliorare. La difficoltà di gestione c’era anche in Germania negli anni novanta e se è stata superata, il calcio tedesco può essere da esempio per gli altri. Ma non c’era niente di personale.

[Photo Credits | Getty Images]

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