Termina in perfetta parità il derby dell’Appennino tra una Fiorentina con poco altro da chiedere al campionato in corso ed un Bologna ancora non sicuro della matematica salvezza. La squadra di casa ci teneva a salutare nel migliore dei modi i propri tifosi, mentre i felsinei cercavano al Franchi il riscatto dalle ultime prestazioni incolori, dopo un periodo giocato ad altissimi livelli.
Al 20′ del primo tempo i viola erano già in vantaggio, grazie a Cerci, che nelle ultime settimane ha finalmente messo in mostra le proprie doti di goleador. Per applaudire al pareggio degli ospiti bisognava attendere fino al minuto numero 50, quando il neo-entrato Ramirez infilava il rientrante Frey. Cinque minuti dopo i rossoblu avrebbero potuto confezionare il sorpasso, ma Di Vaio sbagliava il penalty concesso per fallo di Kroldrup (espulso). Al minuto numero 80 veniva ristabilita la parità numerica (rosso a Ramirez), ma il punteggio restava ancorato sull’1-1.
Qualche giorno fa, durante la partita Real Madrid – Getafe, finita per la cronaca quattro a zero – il match è servito a Ronaldo per superare il grande Puskas nel
37a giornata Serie A
Stadio Artemio Franchi di Firenze
Fiorentina – Bologna 1-1
Reti: Cerci 20′ (F); Ramirez 5’st (B).
L’anticipo dell’ora di pranzo mette di fronte due club che non hanno più nulla da chiedere al campionato, ma che hanno motivazioni di carattere psicologico da mettere in campo. La Fiorentina vuol salutare il suo pubblico con una vittoria mentre il Bologna è contestato da settimane perché, una volta raggiunta la salvezza, ancora non matematica, ha cominciato a perdere una partita dopo l’altra, ed il pubblico chiede così almeno un punto per risollevare il morale.
I viola scendono in campo con il classico 4-4-2 con Montolivo dietro la coppia Gilardino-Mutu, mentre il tanto atteso rientro di Jovetic viene ulteriormente rimandato, mentre i felsinei scelgono un modulo speculare con Paponi a supportare Di Vaio. Si gioca in un vero e proprio nubifragio.
Il Milan è diventato maggiorenne. Diciotto scudetti, quanti l’Inter, appena uno in meno del Manchester United che proprio ieri ne ha guadagnato un altro. La squadra di Allegri si riprende così il titolo di seconda squadra più scudettata d’Italia, dietro la momentaneamente irraggiungibile Juventus a quota 27 (c’è chi dice 29), ma soprattutto ieri è tornata ad alzare un trofeo dopo 7 anni, se consideriamo solo quelli nazionali, dopo 4 considerando quelli internazionali.
Ma ciò che conta è la festa, che si è divisa in due parti, prima il carosello a bordo dell’autobus scoperto che ha attraversato tutta la città (non a caso l’autobus numero 18), in cui i tifosi fotografavano i giocatori, ed i giocatori fotografavano i tifosi. E poi l’autentico show a fine partita, con tanto di coppa e balletto in stile Michael Jackson del nuovo beniamino dei tifosi rossoneri, Kevin Prince Boateng. Ed ora godetevi le foto della festa.
Mancava da 35 anni un trofeo nella bacheca del Manchester City, ed anche se si tratta di quello meno ambito, sempre di trofeo si tratta. Roberto Mancini, il tanto bistrattato allenatore italiano malvisto in Inghilterra, riesce così ad interrompere il periodo buio della seconda squadra di Manchester, battendo lo Stoke City in finale e vincendo la FA Cup. La vittoria era piuttosto scontata viste le forze in campo, ma Balotelli (migliore in campo) e compagni fanno una fatica immensa a trovare il gol. La rete arriva nel finale, dopo un’azione convulsa fatta di ribattute e rimpalli, finalizzata da Touré.
Ma ad alzare il trofeo più importante d’Inghilterra ci pensano i cugini dello United con un risultato piuttosto scontato. I Red Devils infatti pareggiano contro il Blackburn e tanto basta per ottenere la matematica certezza di vincere il campionato, dando una mano anche agli avversari che rimangono a galla nella lotta per non retrocedere. Vanno in vantaggio i padroni di casa, ma un rigore piuttosto generoso, trasformato da Rooney, rimette tutto a posto.
Il Milan festeggia nel migliore dei modi il suo 18esimo scudetto, battendo di fronte ai propri tifosi un Cagliari che ha ben poco da chiedere a questa stagione. Per applaudire al primo gol il pubblico di San Siro ha dovuto attendere fino al minuto numero 22, quando Robinho trafiggeva Agazzi con un diagonale. Passavano due minuti ed il rossoneri raddoppiavano, andando in rete con Gattuso, poco abituato alle esultanze e ben felice di poter contribuire alla festa scudetto.
Ancora dieci minuti ed ancora gol di Robinho su assist di Pato. Al minuto 38 c’era gloria anche per il Cagliari, che riusciva a siglare la rete della bandiera con Cossu. Ancora diverse occasioni da gol per i padroni di casa nella seconda frazione, fino a quando Seedorf infilava la rete del definitivo 4-1. Poi applausi scroscianti per l’ingresso di Inzaghi dopo un lungo stop, fino all’apoteosi finale.
Accompagnato dal calore dei tifosi che hanno invaso le strade cittadine, il Milan scende dall’autobus scoperto che ha portato in trionfo i campioni d’Italia per affrontare l’ultima gara casalinga dell’anno. Una gara che, dal punto di vista della classifica, non ha molto da dire, visto che il Milan ha già matematicamente vinto lo scudetto mentre il Cagliari è già salvo da diverse giornate. Le uniche motivazioni sono da una parte salutare il proprio pubblico con una vittoria e dall’altra interrompere la striscia negativa di risultati che va avanti ormai da 5 giornate.
I rossoneri, dopo un ingresso spettacolare, scendono in campo con un 4-4-2 con in campo i senatori (Ambrosini, Gattuso e Seedorf) che rischiano di giocare la loro ultima gara a San Siro. Il Cagliari risponde con il classico 4-4-2 con Cossu dietro la coppia Acquafresca-Missiroli.
Dopo tre ko consecutivi, la Lazio torna alla vittoria, supera l’Udinese (impegnata domani contro il Chievo, e torna a sperare nella qualificazione alla Champions del prossimo anno. L’incontro casalingo contro il Genoa si metteva subito in discesa per gli uomini di Edy Reja, che riusciva a trafiggere Eduardo già al minuto numero 7, grazie ad un colpo di testa di Biava su azione d’angolo.
Passavano cinque minuti e gli ospiti pareggiavano: azione prolungata nell’area biancazzurra, con Palacio che riusciva a trovare il colpo vincente, ammutolendo l’Olimpico. Il risultato di parità durerà fino al termine della prima frazione di gioco, ma le emozioni continueranno anche nella ripresa.
In palio c’era il quarto posto, e la Lazio non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione ghiotta di affrontare una squadra che ormai al campionato non ha più nulla da chiedere, e che si è già tolta tutte le soddisfazioni, compresa la vittoria nel derby contro la pericolante Sampdoria.
Reja si presenta per l’ultima partita di fronte al suo pubblico con un 4-4-2 molto offensivo in cui Hernanes e Mauri fanno da supporto a Rocchi e Zarate; mentre il Genoa risponde con un 4-3-3 con un tridente pesante composto da Boselli, Palacio e Floro Flores.
Qualche giorno fa avevamo visto il video in cui Gennarino Gattuso vestiva i panni di capo-ultrà nel guidare un coro contro il suo ex-allenatore Leonardo. in questi giorni è arrivata
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