Come si para un rigore? La storia del penalty nel Mondiale

di Marco Mancini Commenta

Noi italiani ne sappiamo qualcosa, dato che nel 1990, nel ’94, nel ’98 e nel 2006 hanno segnato il nostro Mondiale, ma fatto sta che i calci di rigore sono probabilmente la parte più avvincente (e dolorosa) di questo torneo. Data l’importanza della gara ed il valore dei calciatori in campo, molto spesso assistiamo a partite tirate e poco spettacolari, così per poter vedere la rete gonfiarsi, dobbiamo ricorrere spesso alla lotteria dei penalty.

Ma come si para un calcio di rigore? Ce lo spiega uno dei tanti grandi assenti al Mondiale, il portiere della Repubblica Ceca e del Chelsea Petr Cech:

Tra i pali cerco di rendermi il più grande possibile, restando immobile per non far capire al mio avversario in che direzione mi tufferò. Mi alleno regolarmente su questi aspetti perché rappresentano una parte importante della partita.

La parte più spettacolare, considerata cruciale da un grande portiere del passato, Oliver Kahn, il quale insiste molto sugli allenamenti da parte dei suoi colleghi, i quali devono sempre mettere in conto questa eventualità più che nella stagione regolare.

Il calcio di rigore trasformato da Vittek proprio pochi minuti fa è stato il numero 200 della storia del Mondiale, il 162esimo messo a segno, il che fa capire che nonostante la forte pressione sul tiratore, l’allenamento serve a mantenere la concentrazione e a trovare il varco giusto. I rigori invece parati sono stati 22, mentre 16 sono stati quelli calciati al di fuori dello specchio della porta. Alla fine della kermesse mondiale l’Adidas premierà il miglior portiere del torneo con il Golden Glove (il guanto d’oro), premio che è stato assegnato nell’ultima occasione a Buffon, e nella storia a grandi portieri come Kahn, Barthez, o Goycochea. Chi sarà il prossimo?

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