Alla Procura di Milano spuntano i nomi di Mancini e Mihaijlovic

di Marco Mancini 1

Alcuni membri della “squadra più corretta d’Italia” sono indagati per droga, prostituzione, scommesse illecite e traffico di auto “sospette”. Non si sa se queste accuse siano state montate ad arte per rendere ancora più tesa l’atmosfera in casa Inter alla vigilia della partita scudetto, oppure si tratti di indagini vere e proprie, ma fatto sta che il tempismo di queste accuse è perfetto.

Tutto nasce da un’inchiesta su un pregiudicato indagato di Milano, tale Domenico Brescia (detto Mimmo), 53 anni, tifoso nerazzurro. Dalle indagini degli inquirenti si è risalito ad alcune telefonate sospette tra il pregiudicato e Roberto Mancini, Sinisa Mihaijlovic e alcuni calciatori dell’Inter attuale ed ex giocatori.


I loro nomi compaiono così nei verbali della Procura milanese, che però non ha ancora iscritto nessuno sul registro degli indagati per mancanza di fatti illeciti. Infatti sembra che le telefonate siano state effettuate nei confronti del Brescia, ma non è stato riscontrato alcun atto illecito. Certo, è alquanto strano che dei professionisti intrattengano rapporti con pregiudicati di bassa leva. Per quanto riguarda questa vicenda, i nerazzurri non rischiano nulla neanche dal punto di vista sportivo, almeno per ora, mentre potrebbe essere più dura la situazione nell’inchiesta della Procura di Trento in cui appaiono alcuni giocatori dell’Inter nell’ambito di scommesse illecite riguardanti la scorsa stagione (quella dello Scudetto sul campo).

Ma non solo. Infatti sembra che in un certo modo le due vicende siano legate, e l’esclusione delle indagini da una delle due non si può credere definitiva se prima non si esclude anche l’altra. Infatti è stato proprio indagando sui fatti di droga che i carabinieri sono venuti in contatto con questo giro di scommesse, e quindi le due Procure adesso stanno procedendo insieme.
Nell’indagine milanese il nome di questo Brescia viene affiancato anche a vicende legate alla prostituzione e a traffico di auto e orologi, che sembrerebbe venissero venduti ai calciatori dell’Inter a prezzi “di favore”, come se avessero bisogno di sconti, poverini. In cambio sembra che Brescia ottenesse biglietti per lo stadio o semplicemente la visita dei suoi beniamini nel negozio dove lavorava dopo essere uscito dal carcere di Como.

Al momento, lo ribadiamo, nel registro degli indagati non risulta nessun nome di tesserati dell’inter, ma ancora l’inchiesta non è conclusa, e la parola fine non verrà messa su questo caso ancora per molto.

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