Gaetano Scirea: un esempio di lealtà sportiva

di Redazione 3

Se mai c’è stato uno per cui bisognava ritirare la maglia, era Gaetano Scirea, grandissimo calciatore e grandissima persona.

Parole di Enzo Bearzot che ha conosciuto bene l’uomo prima che il campione. Gaetano era un mito e non lo scopriamo certo adesso, a quasi vent’anni dalla sua prematura scomparsa. Amato e apprezzato da tutti, juventini e non, era un vero esempio di lealtà sportiva e di amore per la professione. Questo è lo striscione che gli dedicò la curva romanista la domenica successiva alla sua morte e, se considerate la rivalità storica tra Juve e Roma, avrete la misura di quanto Gaetano fosse rispettato.

Mosse i primi passi da professionista nell’Atalanta, ma il suo era un destino già scritto e non poteva mancare l’interesse dei grandi club nei suoi confronti. Arrivò la Juventus e Scirea finì in bianconero, grazie all’ottimo rapporto che legava le due società. Fu chiamato a sostituire quello che fino ad allora era considerato un mito nella difesa della Juve, Sandro Salvadore, un difensore rude e arcigno, tipico di quegli anni.


Gaetano ebbe il merito di rivoluzionare la figura del libero, che non era più il centro di una difesa immobile, pronta solo a respingere gli attacchi avversari, ma capace del movimento senza palla, disposto a dare una mano al centrocampo, fino a spingersi in incursioni offensive. Questo gli ha permesso nel corso degli anni di andare a segno ben 32 volte, una cifra ragguardevole per un difensore degli anni ’70-’80.

7 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea ed un Campionato del Mondo: è l’invidiabile palmares di un uomo che dal calcio ha avuto tutto, pagando con la vita il suo amore per lo sport.

Dopo il ritiro, infatti, era rimasto in casa bianconera, come secondo di Zoff e osservatore, ma la sua carriera fuori dal campo è durata lo spazio di un attimo. Era il 3 settembre 1989 quando la Domenica Sportiva diede in diretta la notizia dell’incidente in cui era morto Gaetano: un rogo infernale causato da un tamponamento e da un paio di taniche di benzina tenute nel portabagagli. Quel giorno era ospite in studio Marco Tardelli (ex compagno di squadra e grande amico del capitano) che alla notizia ebbe un malore. Lo pianse tutto il mondo del calcio e ancora oggi viene ricordato con grande affetto da tutti quelli che lo hanno visto giocare.

Dopo la morte gli è stato dedicato un settore dello Stadio, oltre a vari tornei giovanili e premi fair play. Il riconoscimento più grande, però, è ancora atteso e molti si sono mossi affinché la società si decida a ritirare la mitica numero 6, una maglia che nessuno dopo lui è degno di indossare. Non ce ne vogliano i vari Oliseh, Dimas, Fresi o le stesso Zanetti, ma Gaetano era un mito, unico ed inimitabile. Nessuno come lui, nessun erede!

Commenti (3)

  1. la maglia numero 6 non deve essere ritirata
    deve essere obiettivo per i giovani calciatori

    sono orgoglioso del fatto che la juve non ritiri mai i numeri

    grazie gaetano

    1. @mic: il 6 andava ritirato … i giovani oggi se ne strafregano dei valori, per loro c’è solo soldi, sesso e fama …

  2. Un mito … il mio giocatore preferito in assoluto! Nonché uno dei più forti di tutti i tempi: basta vedere il suo palmares. Inoltre non era solo un campione in campo, ma un campione, anzi un campionissimo anche nella vita. Anche io voglio che sia tolta la maglia n. 6. per me 6 bianconero=Scirea

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