Walter Zenga: dai pali alla panchina!

di Gioia Bò Commenta

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Dalla solitudine tra i pali al freddo di una panchina la strada è lunga, ma Walter Zenga ha dimostrato negli anni di potersela cavare in entrambi i ruoli. La sua marcia di avvicinamento al professionismo cominciò tra i pulcini dell’Inter, quando a soli 10 anni venne scelto da Italo Galbiati per difendere una porta ancora troppo grande per lui.

Ma Walter aveva tutte le qualità per arrivare in alto, se è vero che il club con il quale giocava precedentemente (la Maccalesi), aveva contraffatto la data di nascita sul suo cartellino, pur di farlo giocare con i ragazzi più grandi.

All’Inter divideva il suo tempo tra le partite nelle giovanili e il “mestiere” di raccattapalle a San Siro, pretendendo di stare sempre dietro la porta di Bordon, suo mito e futuro collega.


A 18 anni la società decise di cederlo in prestito alla Salernitana in C1, dove non vivrà un momento esaltante della sua carriera, soprattutto a causa di un clamoroso errore contro il Campobasso. Un anno di C2 nel Savona, prima di essere richiamato dall’Inter, per fare da secondo proprio a Bordon.

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Walter si sentiva stretto nel ruolo di panchinaro e appena poteva, dimostrava tutto il suo valore, specie nelle gare di Coppa Italia in cui venne promosso titolare. Ed offriva prestazioni di così alto livello, da convincere la dirigenza a liberarsi del vecchio numero 1, per far posto a questo scalpitante giovane dalle belle speranze.

Con i nerazzurri vincerà lo scudetto dei record nella stagione ’88-’89, la Supercoppa Italiana e due Coppe Uefa, prima di trasferirsi alla Sampdoria nel 93′-’94 per far posto a Gianluca Pagliuca. Spettacolare negli interventi e molto reattivo nelle conclusioni da breve distanza, Walter Zenga è stato per anni il numero uno della nazionale italiana, vincendo anche il Pallone di Gemme come miglior portiere dei Mondiali italiani del 1990. Peccato per quell’uscita maldestra su Caniggia nella semifinale contro l’Argentina, che consentì ai sudamericani di giocarsi la gara ai rigori.

Ma un portiere non può essere ricordato solo per un intervento sbagliato e Zenga nella sua carriera ha saputo farsi valere, restando sempre tra i primi a livello nazionale ed internazionale.

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Dopo il ritiro è rimasto comunque nel pianeta calcio, allenando con discreta fortuna le squadre di mezzo mondo. Nel 2003-’04 ha portato lo Steaua Bucarest alla conquista dello scudetto, ripetendosi poi due anni dopo alla guida della Stella Rossa di Belgrado, con la quale ha vinto anche la coppa nazionale.

Altre esperienze non troppo edificanti in Turchia, Emirati Arabi e Romania, prima di accettare la grande sfida italiana, sulla panchina di un Catania in zona retrocessione (ma anche in semifinale di Coppa Italia). Riuscirà a togliersi qualche soddisfazione anche dalle nostre parti? Auguri mister!

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