Complotto contro il Brasile

di Gioia Bò Commenta

Fermare il Brasile dei Fenomeni è il sogno di gran parte delle squadre del globo. Qualcuna ci riesce, altre sarebbero disposte a tutto pur di potersi vantare di aver strappato punti all’armata verdeoro. Ma fino a che punto si è disposti ad arrivare?

La domanda è lecita, dopo aver ascoltato del dichiarazioni di Dunga e di alcuni giocatori brasiliani che parlano della trasferta in Venezuela come del peggiore degli incubi, arrivando persino a pronunciare la parola “complotto”:

In questo paese non funziona niente. Abbiamo sempre mostrato rispetto per tutte le squadre e chiediamo di essere rispettati.

Ma cosa è successo di così grave? Tutto è iniziato con un viaggio che molti giocatori hanno definito “terribile”. Poi l’alloggio in un albergo fatiscente, dove persino il personale si è mostrato ostile alla selezione brasiliana. Per non parlare poi delle decine di auto e moto che per tutta la notte hanno disturbato il sonno dei calciatori, sfrecciando all’impazzata.

Ed è solo l’inizio. All’entrata in campo i brasiliani sono stati sommersi da bordate di fischi, che non sono cessati neppure durante l’inno nazionale, mentre risuonavano cori di “hijos de puta”. Quei pochi tifosi che avuto il coraggio di seguire la squadra fino in Venezuela sono stati costretti a togliere le magliette e ad ammainare le bandiere.

Può succedere. Qualcuno dirà pure che ci può stare. Quello che proprio non ci sta è che quattro giocatori (Maicon, Lucio, Elano, Gilberto Silva) abbiano accusato degli strani malori durante la gara, causati probabilmente dal cibo scaduto o andato a male consumato in albergo. Una coincidenza? Secondo la Federazione Brasiliana si è trattato di una mossa studiata a tavolino per cambiare il corso di una gara dal risultato scontato.

Il piano però non ha funzionato ed il Brasile è tornato a casa con 4 gol e tre punti in tasca, nonostante i tentativi di disturbo. Figuriamoci come sarebbe finita se si fosse trattato di una partita normale.

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