Cesare Prandelli concede il bis: miglior allenatore

di Gioia Bò Commenta

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Poteva vincerlo Mancini, tecnico dell’Inter dello scudetto finalmente conquistato sul campo, a quasi vent’anni di distanza da quello lontanissimo del 1989, poteva vincerlo Ancelotti, allenatore del Milan dei miracoli campione d’Europa e del Mondo, e invece il premio come miglior allenatore è finito per il secondo anno consecutivo nelle mani di Cesare Prandelli.

La soddisfazione poi è doppia se si considera che a votare non erano i giornalisti che, senza offesa per nessuno, potrebbero non capirci granché di schemi e tattica, ma gli stessi suoi colleghi, che evidentemente ne apprezzano le doti professionali.

E Cesare di pallone ne capisce, avendo calcato per anni i campi di calcio, sin dall’esordio in C1 con la maglia della Cremonese, quando guadagnava 50.000 lire al mese: un vero tesoro per lui che, orfano di padre, doveva provvedere alla famiglia. Poi una carriera in crescendo con l’Atalanta, che lo fece esordire in serie A, prima di cederlo alla Juventus, squadra con cui vincerà praticamente tutto quello che c’era da vincere (3 scudetti, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Italia ed 1 Supercoppa europea). Erano anni d’oro per la Vecchia Signora, un po’ meno per lui che veniva spesso relegato in panchina, con poche possibilità di mettersi in mostra.


A fine carriera chiese di poter tornare a Bergamo e proprio qui iniziò qualche anno più tardi la carriera da allenatore, partendo dalla Primavera. Esordio col botto per il giovane mister, che riuscì subito a conquistare il campionato di categoria ed il Torneo di Viareggio.

Dopo una breve esperienza col Lecce in serie A (18 partite prima delle dimissioni), passa sulla panchina del Verona ed è subito massima serie, così come lo sarà per il Venezia due anni più tardi.

Due quinti posti con il Parma, in cui fa crescere notevolmente giocatori come Mutu, Adriano e Gilardino, e poi l’offerta della Roma, dove arriva tra il consenso generale, per poi dimettersi quasi subito a causa della malattia della moglie.

Nel 2005 arriva alla Fiorentina a sostituire Dino Zoff, conquistando subito l’accesso alla Champions League con un più che dignitoso quarto posto. Le note vicende di Calciopoli impediranno ai viola di giocare nelle competizioni europee, costringendoli a ripartire da meno 19 in classifica (poi diventato meno 15).

Crisi? Zona salvezza? Macché, il buon Cesare è riuscito a tenere unita la squadra e a farla risalire fino alla conquista di un posto in Coppa Uefa. Dove altri avrebbero fallito, lui ha trovato il riscatto: grande Cesare, quel premio te lo meriti tutto!

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