Franco Di Santo: potenza argentina

di Gioia Bò Commenta

C’era un tempo in cui l’Argentina era l’Eldorado, la terra promessa per migliaia di europei, (per lo più italiani) che salivano su una nave con una valigia di cartone piena di sogni e di speranze. Ora da lì partono giovani ambiziosi, che cercano nel Vecchio Continente il riscatto da una vita spesso difficile tra i campetti sterrati di periferia.

Certo ora ci sono i trolley e non c’è più bisogno di sopportare viaggi lunghi giorni e giorni per attraversare l’oceano, ma le speranze che animano questi ragazzi sono le medesime dei loro nonni. Il mondo sembra essersi capovolto ed ora la terra promessa, almeno dal punto di vista calcistico, è l’Europa.

Lo sanno bene i ragazzi sudamericani che cercano di mettersi in mostra nei vari tornei internazionali, pur di strappare un contratto ad un club d’oltreoceano. Il caso più eclatante in questo senso è quello dell’Argentina Under 20, completamente saccheggiata dalle squadre europee, che non si sono lasciate sfuggire l’occasione di assicurarsi i futuri fenomeni del pallone.


E così Sergio Aguero è finito all’Atletico Madrid, Angel Di Maria al Benfica ed Ever Banega al Valencia, con contratti che gli permettono di godersi una vita da piccole star. Ora ne è arrivato un altro, quello che si è messo meno in evidenza nel Mondiale di categoria vinto dall’Argentina lo scorso anno, ma non per questo meno promettente degli altri.

Si chiama Franco Matias Di Santo, figlio di emigranti italiani e cresciuto nella terra del tango a pane e pallone. A dire il vero, nei primi anni di attività agonistica giocava in Cile, nell’Audax Italiano, e da quelle parti stavano già pregustando un altro caso Matias Fernandez, fatto esordire con la maglia della nazionale e non più selezionabile per l’Argentina. Furbi i cileni, ma stavolta il più furbo è stato Hugo Tocalli, che ha convocato Di Santo nella Under 20, evitando il ripetersi della storia.

Del resto uno così a chi non farebbe comodo? Un metro e novantaquattro, potente e rapido, qualcuno dice che ricorda Ibrahimovic, soprattutto per la capacità di mandare a segno i compagni; molto forte nel colpo di testa (altro paragone pesante con Luca Toni) ed abile nel proteggere la palla. Un centravanti che farebbe molto comodo a diverse squadre, sia come terminale offensivo che come centroboa, in grado di creare spazi per gli altri.

Se lo è assicurato il Chelsea, che attualmente non ha problemi in attacco, ma che può farlo crescere sotto l’ala protettiva di Drogba&Co. Sette milioni di dollari che Abramovich non rimpiangerà di aver speso, perché l’italo-argentino farà parlare di sé, potete starne certi!

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