La crisi arriva anche nel calcio, Serie A a rischio declassamento

di Marco Mancini Commenta

Tanti, tantissimi, a volte troppi milioni vengono spesi dai presidenti di Serie A per i loro calciatori. C’è chi se lo può permettere perchè ce li ha (vedi Moratti che ogni anno esce di tasca sua oltre 100 milioni di euro), c’è chi non ce li ha e va in rosso (Juventus, ma soprattutto Milan, dove Berlusconi non tira fuori più nemmeno un euro). Mentre per chi non si può permettere nemmeno questo, la situazione è leggermente migliore, non vincerà mai lo scudetto, ma almeno i bilanci saranno apposto e la crisi peserà meno.

La crisi economica ha già fatto vittime illustri in Inghilterra (i presidenti di Manchester United e Liverpool saranno forse costretti a cedere per non far fallire la squadra), ma presto potrebbe arrivare anche in Italia, se non subito, probabilmente nel 2010, se non dovesse risolversi prima. Le cause? Caro biglietti, stipendi troppo alti, pochi sponsor, e adesso anche un calo previsto degli incassi televisivi, proprio quelli che reggevano quasi da soli il giocattolo del pallone.

L’allarme lo lancia Repubblica sul suo sito che fa due conti in tasca ai club italiani, e il risultato è molto preoccupante. Le perdite arrivano da due fronti: la prima è quella televisiva, in quanto i presidenti delle squadre di Serie A speravano di portarsi a casa almeno un miliardo di euro all’anno (da dividere in maniera più o meno equa), ed invece vedranno questa quota scendere di minimo il 10%, se non di più. Il secondo fronte, che fa il restante 50% del ricavo societario, proviene dalla gente comune, quella che più sta pagando la crisi. I biglietti sono troppo alti e si prevede un calo di pubblico nelle prossime stagioni; il merchandising va sempre peggio, dato che il tifoso comune preferisce pagare 10 euro una maglietta non originale, anzichè 50 quella originale (ed ora la differenza qualitativa tra le due diventa sempre meno marcata); la gente non compra più perchè ha difficoltà ad arrivare a fine mese, il che significa meno ricavi per le aziende che investono di meno nelle pubblicità e pagano di meno o non mettono più il proprio nome tra gli sponsor. Insomma, un circolo vizioso che toglie sempre più soldi al calcio.

E tra un pò potrebbero cominciare a pagarne sempre più anche i calciatori stessi. Coloro che finora hanno sempre goduto di una certa immunità potrebbero non passarsela bene. Infatti i fuoriclasse potrebbero cominciare a guadagnare sempre di più, mentre i calciatori “operai” (anche nelle grandi squadre) vedrebbero calare sempre più i loro ingaggi. La soluzione principale sarebbe un esodo dei calciatori verso l’estero, verso quei lidi non toccati dalla crisi (Inghilterra e Spagna sono le nazioni più solide, ma anche la Germania potrebbe cominciare ad essere pericolosa), con un conseguente declassamento del campionato italiano il quale, tirando troppo la corda, finirà per spezzarla.

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