Società Sportiva Lazio

di Gioia Bò 2

Foto: AP/LaPresse

Società Sportiva Lazio

Quella che oggi conosciamo come Società Sportiva Lazio (o SS Lazio) nacque in realtà come Società Podistica Lazio per opera di nove atleti. Era il 9 gennaio del 1900 e Luigi Bigiarelli, sottufficiale dei Bersaglieri, si mise alla guida dei suoi giovani amici, che comunque nei primi anni di storia del club non parteciparono ad alcun campionato nazionale.

Per la prima partecipazione occorre arrivare al 1912, quando finalmente si organizzò un campionato che vedeva protagoniste anche le compagini del centro e del sud Italia. Due finali in quegli anni per i biancazzurri, che però si videro superare in entrambe le occasioni, così come accadde nel 1923, quando a conquistare il titolo fu il Genoa. L’iscrizione al primo campionato di Serie A arrivò nel 1929, ma per ricordare un piazzamento dignitoso bisogna arrivare fino al 1937, quando guidata da Silvio Piola (campione del Mondo l’anno successivo), riuscì a guadagnare il secondo posto in classifica.

Per trovare il primo successo della Lazio in una competizione nazionale bisogna sfogliare l’annuario del calcio fino alla stagione 1958, quando arrivò la prima Coppa Italia della sua storia. Di lì a qualche anno, però, i biancazzurri dovettero subire una delle più grandi umiliazioni, con la prima  retrocessione nella serie cadetta per via di una vicenda legata al calcio-scommesse. La seconda retrocessione arrivò nella stagione ’70-’71, ma la risalita fu quasi immediata ed al ritorno in Serie A la Lazio si dimostrò competitiva come non mai.

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La stagione che resta maggiormente impressa nei cuori dei tifosi biancocelesti è quella del ’73-’74, allorché la squadra allenata da Tommaso Maestrelli riuscì a conquistare il suo primo scudetto. Giorgio Chinaglia, Luciano Re Cecconi, Pino Wilson Vincenzo D’Amico e Mario Frustalupi portarono la squadra sul gradino più alto del podio, prima che la Lazio ricominciasse a scendere in picchiata verso posizioni meno nobili della classifica negli anni successivi.

Gli anni ottanta furono drammatici per la compagine capitolina, retrocessa d’ufficio sempre per una vicenda legata al calcio scommesse e costretta a restare per ben tre anni nella serie cadetta. Poi il ritorno in A e – dopo due stagioni – ancora una discesa agli inferi con nove punti di penalizzazione e due spareggi-salvezza per non sprofondare in Serie C.

E arrivarono finalmente gli anni della risalita, grazie al presidente Calleri, che riportò la squadra ad un livello accettabile, prima dell’arrivo di Sergio Cragnotti, vero salvatore della causa biancazzurra. Sotto la sua presidenza arrivarono a Roma calciatori del calibro di Veron, Vieri, Crespo, che guidarono la Lazio ai piani alti della classifica e portarono a casa due coppe nazionali, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Italiana, una Supercoppa Uefa, nonché il secondo tricolore nella storia della società (nella stagione 1999-2000).

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Poi arrivò un periodo buio per la storia del club, a causa delle difficoltà finanziarie del suo presidente. La Lazio rischiò la bancarotta e fu costretta a vendere i suoi pezzi da novanta, primo fra tutti Alessandro Nesta, bandiera della squadra e beniamino dei tifosi. L’arrivo di Claudio Lotito permise alla Lazio di restare nella massima serie, grazie anche ad una rateizzazione dei debiti da pagare in 23 anni. Da segnalare nel marasma di disgrazie piombate sulla Lazio, il lieto ritorno in biancazzurro di Paolo Di Canio, personaggio non sempre amato dai tifosi avversari, ma vero idolo della Curva Nord.

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da alti e bassi per la squadra capitolina, con due Supercoppe Italiane e due coppe nazionali messe in bacheca, ma anche con stagioni buie e piazzamenti deludenti, come nello scorso campionato, quando la Lazio è riuscita a salvarsi solo nelle ultime giornate.  Il presente vede la Lazio nelle primissime posizioni di classifica, molto più competitiva rispetto alle scorse stagioni, nonostante il braccino corto del patron Lotito in fase di campagna acquisti.

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