Moratti si è definito “serenamente arrabbiato” dopo la sconfitta contro la Lazio. Perdere una partita ci sta, viste anche le tante assenze, ed il fatto che si affrontava una delle
Il calcio si basa sul goal. Il goal, o rete, è l’unico mezzo che una squadra ha per segnare un punto a proprio favore, ed è per questo disciplinato dal regolamento in maniera molto precisa.
Per essere definito goal, un pallone deve avere oltrepassato interamente la linea di porta, cioè la linea delimitata dai due pali e dalla traversa. Se il pallone la supera in gran parte ma non completamente, non si considera goal. Lo stesso metro di giudizio si usa quando si deve considerare un pallone uscito dal terreno di gioco. Dunque se il pallone tocca la linea di porta senza oltrepassarla completamente non si può considerare goal.
Cissè si avvicina alla panchina e comincia a toccare la mano dei compagni: l’AlbinoLeffe è in vantaggio ai danni di un Empoli svogliato e incapace di tenere a bada un ragazzotto che va. E va. E va. Sguscia tra le maglie avversarie e beve un metro di campo alla volta: retroguardia ospite in bambola, Mondonico gongola. Ipoteticamente in grado di spostarci di qua e di là con la forza del pensiero, saremmo poi andati ad Ascoli: perchè Cristiano, fatto gol, si inginocchia e fa vedere di aver preso la mira, quella che qualche istante prima gli ha permesso di fare piccolo così l’estremo avversario. Marchigiani in ammucchiata uno sull’altro. che sia l’inizio di un percorso più lineare di quanto accaduto finora è un auspicio troppo bello per lasciare che vada disatteso. Poi, di città in città, un riparo a Cittadella vale la pena d’essere individuato. Smantellata mezza squadra che lo scorso anno aveva compiuto un mezzo miracolo, i veneti si sono in ogni caso ricompattati intorno a volti nuovi ed elementi più esperti e stanno insegnando che anche nelle piccole realtà si può pensare in grande.
Foto: AP/LaPresse
Più di uno scatto al Grosseto, please: poche altre volte, nel corso della stagione, bello come contro il Modena; le aggettivazioni virtuose, stavolta, si sprecano. Vero che i canarini hanno dimenticato di scendere in campo nella ripresa ma buona parte del merito va a Greco e compagnia: tre azioni corali, tre reti. Scatto o non scatto, al Picchi? I labronici, mi vedessero con una macchina fotografica in mano, chiederebbero venia: bruttini, scompigliati, parecchio in disordine. Ma a non immortalare si farebbe un torto grande così al Pescara che, per la verità, torna in Abruzzo avendo raccolto meno di quanto meritato. Novara, invece, gioisce: sugli spalti, in campo, tra i seggiolini di una panchina che riesce a partecipare con enorme trasporto a quanto prodotto dagli undici titolari. La corsa verso la serie A passa anche attraverso una serenità collettiva che non può venir meno (anzi, nel caso specifico, cresce a dismisura).
La quindicesima giornata promette molto bene, guardando gli anticipi del venerdì e del sabato. 11 gol in tre partite, alcuni di pregevole fattura, aprono una delle ultime giornate del girone d’andata, e soprattutto sono di cattivo augurio per l’Inter che volerà negli Emirati Arabi per disputare il Mondiale per Club con 3 gol sul groppone, con la vittoria dei cugini del Milan che scappano ormai a 10 punti di distanza, e con la consapevolezza di non essere più quello squadrone dello scorso anno.
I complimenti al Milan si sprecano, anche se saremmo curiosi di vedere come gioca senza Ibrahimovic, mentre molto più convincente è la Lazio, una squadra che con quella dello scorso anno ha in comune solo il nome. Non ci pronunciamo invece sul campo di Chievo-Roma, davvero non degno della serie A. Ed ora ecco i gol dei tre anticipi.
La Lazio chiama, il Milan risponde e non perde la ghiotta occasione per riportarsi in vetta alla classifica, ristabilendo le distanze. Ai rossoneri bastano quattro minuti per dimostrare la propria voglia di primeggiare. A mettere la firma sul vantaggio non è il solito Ibrahimovic, che pure entra nell’azione della rete, bensì Boateng, lesto a raccogliere un cross dal fondo.
Di lì a qualche minuto il Brescia avrebbe avuto l’occasione di pervenire al pareggio, ma Abbiati negava la gioia del gol ad una spettacolare rovesciata di Caracciolo, che avrebbe meritato miglior sorte, se non altro per la bellezza del gesto tecnico. Ancora Milan al minuto numero 28, quando Robinho approfittava di un errore della difesa per mettere la firma sul 2-0.
Replicare alla Lazio e, in simultanea, proseguire la striscia positiva che sta contraddistinguendo l’ultimo scorcio di stagione: il Milan ha le idee chiare e, quanto accade nei primi minuti di gioco, lo rimarca a chiunque potesse avere dubbi. Non solo per la capacità di fornire spettacolo a un Meazza discretamente pieno ma anche per l’evidente facilità con cui i reparti hanno cominciato a dialogare tra loro. In ottime condizioni – e non è mai scontato, a San Siro – il terreno di gioco, Allegri ripresenta in formazione Pirlo e conferma in attacco la coppia formata da Ibra e Robinho. L’altra novità, in mediana, è quella di Boateng a sostituire Seedorf. Le Rondinelle, già capaci di pareggiare a Milano contro l’Inter, non rinunciano al modulo offensivo: il supporto a Caracciolo è garantito da Kone e Diamanti.
La gara si sblocca dopo 4’: Ibrahimovic entra in area e dialloga con Ambrosini. Il cross dal fondo del mediano trova pronto Boateng, la conclusione da buona posizione è vincente. Buone iniziative, nei minuti successivi, per Pirlo e Caracciolo ma, mentre il milanista incespica al momento della conclusione, l’ariete in quota al Brescia indovina una rovesciata spettacolare che costringe Abbiati alla parata da applausi. I locali controllano, gli ospiti faticano ma non demordono. Almeno fino al 29’: Hetemaj serve inavvertitamente Robinho che si fionda sulla palla. Tra il brasiliano e Sereni, una distanza di 12 metri: troppo ghiotta, l’opportunità, perché il 70 rossonero non ne approfitti.
Dopo la sconfitta sul campo del Palermo, la Roma cercava il riscatto in quel di Verona, di fronte ad un Chievo che però si è dimostrato avversario ostico e per nulla disposto a recitare la parte dello sparring partner. Un’occasione persa per i giallorossi, specie in considerazione del doppio vantaggio accumulato nel corso della prima frazione di gioco, quando Simplicio si riscopriva goleador e metteva a segno la sua personale doppietta.
Ma c’era ancora un tempo da giocare ed il Chievo non è squadra che si chiude in difesa per evitare la goleada. E allora ecco Moscardelli farsi avanti al minuto numero 16 della ripresa e mettere a segno la rete della speranza, in un Bentegodi più gelato che mai.
Anticipo della quindicesima giornata di serie A.
Stadio Bentegodi, Verona:
Chievo – Roma 2-2 Reti: 26′, 44′ pt Simplicio (R), 16′ st Moscardelli (C), 38′ st Granoche (C)
Bisognava rispondere in qualche modo ai cugini che ieri sera hanno battuto l’Inter, e la Roma ha risposto, almeno per 83 minuti. La trasferta di Verona non è di certo stata più semplice della gara della Lazio contro i Campioni d’Italia, visto che si sa che il Chievo è squadra tosta.
Ritorna Vucinic, ma stavolta a fargli posto è capitan Totti, risparmiato per la gara di Champions League di mercoledì che vale una stagione, ma la vera novità è Adriano dal primo minuto. Dopo le scaramucce tra il tecnico ed il brasiliano durante la settimana, Ranieri decide di dare una chance all’Imperatore, facendogli giocare quasi tutta la partita. Chievo con quasi tutti i titolari, con il classico 4-4-2 con coppia pesante Pellissier-Moscardelli.
La gara, com’era prevedibile, la fa la Roma, nonostante un terreno di gioco molto pesante. Si spiega così la scelta del tecnico di mandare in campo centrocampisti di quantità piuttosto che di qualità, e la scelta paga perché il primo tempo è di marca giallorossa. Nessun pericolo reale per la porta di Sorrentino fino al 26′, quando Adriano contrasta Rigoni ed il rimpallo favorisce Simplicio che insacca. Il Chievo cerca di riportarsi in avanti, ma il mattatore della serata è Adriano, tra i migliori in campo. Sempre lui smarca molto bene Cassetti che, a pochi minuti dal fischio di fine primo tempo, fornisce l’assist a Simplicio per lo 0-2.
Che la Serie A stia perdendo colpi ce lo dicono tante cose. Due miliardi di euro di debiti – comunque è inferiore ai valori registrati nella Liga e nella Premier League -, i campioni che fanno sognare i tifosi da qualche tempo se possono scegliere decidono di andare a giocare in Spagna o in Inghilterra, e il prossimo anno rischiamo di schierare solo 3 squadre in Champions League e altre tre in Europa League.
Notizie in chiaroscuro arrivano dalla Germania per i tifosi bianconeri. La buona notizia è che il Wolfsburg, ancora una volta, ha reso ufficiale che Dzeko non si muoverà dalla Bundesliga a gennaio; la cattiva è che ora, con l’infortunio capitato ad Higuain che potrà tenere fuori l’argentino per 2-3 mesi, il Real potrebbe essere disposto a spendere anche fino all’ultimo centesimo dei 40 milioni richiesti dai verdi per il bosniaco.
I fatti: l’agente del calciatore ha ammesso di essersi incontrato con Valdano e Perez (rispettivamente dg e presidente del Real Madrid) prima della partita contro il Milan. Quella poteva essere l’occasione migliore per parlare di Dzeko, ma l’argomento non è stato toccato. Poi però, appena una settimana dopo, Higuain si è infortunato, e così l’unica punta rimasta a Mourinho è Benzema, nemmeno troppo amato dal tecnico, se si escludono i giovani della Primavera.
Quando si dice “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, anche Balotelli ci ricasca. Come Cassano è tornato a fare le sue cassanate, ora anche SuperMario torna a
Il pallone è il simbolo del calcio ed uno degli oggetti preferiti di milioni di persone in tutto il mondo. Per essere considerato regolamentare per una partita di calcio a 11, nelle competizioni professionistiche, il pallone deve avere queste caratteristiche:
Forma sferica;
Dev’essere di cuoio o un altro materiale approvato (anche se ormai si utilizzano solo di cuoio);
Una circonferenza di 68-70 centimetri;
Un peso di 410-450 grammi;
Una pressione di 0,6-1,1 atmosfere a livello del mare.
Se il pallone non ha queste caratteristiche, è deformato, bucato o scoppia, l’arbitro è tenuto a sospendere la gara e non può farla riprendere finché non torna in campo un pallone con le caratteristiche stabilite. Questo pallone è chiamato N.5.
Dopo la battuta d’arresto casalinga contro il Catania, la Lazio riprende la corsa verso la vetta battendo un’Inter sempre più in crisi di identità. L’anticipo della 15esima giornata di campionato va in scena eccezionalmente di venerdì in vista dei prossimi impegni dei nerazzurri nel Mondiale per Club. E Benitez farebbe bene ad inventare qualcosa di concreto di qui ad allora, se non vuole tornare a casa con le ossa rotte.
Eh sì, perché l’Inter scesa questa sera all’Olimpico di Roma non è parsa in grado di impensierire l’avversario, senza nulla togliere alla forza di una Lazio che ha comunque fatto la sua partita, portando in cascina meritatamente i tre punti.
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