Rivaldo: un fenomeno, ma non per tutti!

di Gioia Bò 2

La maglia numero 10, quella più ambita, più desiderata, quella che più fa sognare i tifosi, scatenando appalusi. Nel’immaginario collettivo è la maglia dei calciatori di maggior talento, ma anche di quelli destinati a non veder riconosciuto pienamente il proprio valore. Non sempre, ma spesso.

E’ il caso di Rivaldo, considerato da molti come uno dei più grandi campioni che abbiano mai calcato un campo di calcio, e da altri come un’emerita mezza cartuccia, arrivato in alto solo grazie ad una buona dose di fortuna.

In realtà il primo Rivaldo, quello che correva dietro ad una palla nel club brasiliano del Santa Cruz, era tutt’altro che un fenomeno e, complice anche un fisico debole e mingherlino, finiva spesso per scaldare la panchina. Una specie di palla al piede per i dirigenti che non sapevano proprio come liberarsi di quel peso morto.


L’occasione buona gliela offrì il Mogi Mirim, club di San Paolo, che chiese di poter acquistare uno dei calciatori più forti del Santa Cruz, ottenendo l’ok solo a patto che prendesse anche il giovane Rivaldo.

Era il 1992 e da San Paolo cominciava il riscatto del talento brasiliano, che cominciò a frequentare la palestra e ad acquisire sicurezza nei propri mezzi, tanto da essere notato dal Corinthians che lo ingaggiò per 250.000 mila dollari. Risale a questo periodo anche la prima convocazione in nazionale, che convinse i dirigenti del Palmeiras ad assicurarselo per la cifra record di 2,4 milioni di dollari. Niente male per un calciatore che sembrava destinato solo ad un ruolo di comparsa!

Intanto la sua popolarità cresceva in misura proporzionale alle sue ottime prestazioni, fino a raggiungere il titolo di miglior giocatore brasiliano nel 1996. Poi arrivarono inevitabilmente le sirene europee e a spuntarla fu il Deportivo la Coruna. 41 presenze 21 gol, abbastanza da farsi notare dal Barcellona, che pur di vederlo giocare in maglia blaugrana fu disposto a sborsare una clausola rescissoria di 48 miliardi di lire, assicurando al giocatore un ingaggio annuo di 4 miliardi.

Con Rivaldo in campo i catalani si aggiudicarono due campionati, una Coppa del Re ed una Supercoppa Europea, prima di cederlo al Milan nel 2002, subito dopo i mondiali nippo-coreani in cui il brasilano segnò cinque reti, contribuendo alla conquista del titolo.

Ma in Italia la stella di Rivaldo perse luce, fino all’eclissi totale, oscurato dall’arrivo di Kakà e dalla poca stima di Ancelotti. Trovò a fine carriera il modo di rifarsi, tentando l’avventura greca ed andando a vincere nella terra dei filosofi antichi tre campionati e due coppe nazionali.

Insomma, lo definivano non idoneo per uno sport duro come il calcio, ma alla fine ha saputo smentire tutti, vincendo addirittura il Pallone d’Oro nel 1999. Se volete, continuate pure a pensare che non fosse un fenomeno, ma se uno vince così tanto, un motivo ci deve pur essere no?

Commenti (2)

  1. Secondo me era un gran calciatore ma da campionato spagnolo…
    In campionati più difficili giocatori di questo genere non sono adatti e spesso fanno fiasco, e Rivaldo fu solo uno dei tanti a cui toccò questa sorte.

  2. Si forse è un problema di coefficiente di difficoltà, resta il fatto comunque che Rivaldo ha vinto molto in carriera e non tutti coloro che sono passati attraverso campionati “facili” possono vantare lo stesso palmares.

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