4 maggio 1949: Torino piange i suoi campioni!

di Gioia Bò 2

4 maggio 1949, il cielo sopra Torino era cupo, la pioggia batteva sul trimotore Fiat che riportava a casa i ragazzi granata, dopo la trasferta in Portogallo. Erano anni in cui non era così normale spostarsi in aereo e la maggior parte della squadra, allenatore Ferrero in testa, non era affatto entusiasta di usare un mezzo di trasporto così all’avanguardia. Avevano paura, purtroppo a ragione.

Erano le 17:05 del pomeriggio, più o meno l’ora in cui andiamo on line per raccontare la storia di quel Grande Torino, tragicamente scomparso sulla collina di Superga. Sono passati 59 anni, eppure il ricordo di quella squadra è ancora vivo, anche nelle menti di coloro che allora non c’erano ed hanno conosciuto la storia solo da vecchie pagine dei giornali o dai ricordi di chi quei giorni li ha vissuti.

Tornavano dal Portogallo, dicevamo, da una festa dello sport, di quelle che si organizzano per dare l’addio ad un grande campione. L’addio al calcio, ovviamente, ma per quei ragazzi fu l’addio alla vita, prematuramete strappata da un crudele destino.


Tutto allora passa in secondo piano: dalla festa in onore del capitano portoghese, José Ferreira, alla vittoria per 4-3 dei padroni di casa. Tutti dettagli insignificanti di fronte ad una tragedia di immani proporzioni con 31 vittime da piangere.

E paradossalmente diventa un dettaglio anche la causa dello schianto (forse il maltempo, forse un problema con l’altimetro bloccato): ormai era inutile anche cercare le ragioni. Il Grande Torino, l’invincibile Torino aveva perso in quel giorno di tarda primavera la partita più importante ed entrava, suo malgrado, nella leggenda del calcio, non solo italiano.

Nella leggenda si, e non perché quei ragazzi erano morti in un modo così assurdo, ma perché quel Torino faceva veramente paura: cinque scudetti, 408 gol segnati ed una serie di record sbriciolati uno dopo l’altro. Nessuno come loro in quell’epoca e mai più un Torino così forte negli anni a seguire.

Mezzo milione di persone invase Torino per rendere omaggio alla squadra nel giorno del funerale, a dimostrazione che quell’episodio segnò profondamente i cuori di tutta l’Italia, qualunque fosse la fede calcistica. Il campionato continuò nel ricordo di quei ragazzi, con le ultime quattro gare giocate e vinte dalla formazione giovanile del Torino. L’ennesimo insificante dettaglio.

Ci piace concludere con una frase di Indro Montanelli:

Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta.

In memoria dei calciatori Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Giulio Schubert; dei dirigenti Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri, Andrea Bonaiuti (organizzatore delle trasferte della squadra granata); degli allenatori Egri Erbstein, Leslie Lievesley, Vittorio Cortina (massaggiatore); dei giornalisti Renato Casalbore, Renato Tosatti, Luigi Cavallero; dell’equipaggio Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Celeste Biancardi, Antonio Pangrazi.

Commenti (2)

  1. Tutto gli anni il 4 maggio 1949 si rinnova il dolore per la perdita dei nostri invincibili. Tutti gli anni salendo a Superga una lacrima spunta. La lascio scorrere pensando a LORO. Penso a cosa dev’essere stato assistere a una loro partita. Il mio papà non ne perdeva nessuna. Ricordo quella domenica. Ero molto piccola però ricordo il cielo plumbeo e la pioggia che scrosciava. Avevo paura dei temporali. Ricordo ad un certo punto il pianto straziante di mio papà: non capivo perchè piangesse, non avevo fatto nulla…… Dopo mi ha spiegato. In quel momento sono diventata tifosa del TORO!!!! Ciao Grande Torino, mai ti dimenticheremo.

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