Suonano un po’ come frasi di circostanza, ma siccome il calcio è strano, mai dire mai. Poche ore dopo la vittoria contro il Chievo, a mente fredda gli interisti tornano a mostrarsi col sorriso davanti ai microfoni, come non accadeva ormai da quasi un mese. Il primo a parlare è Leonardo, che nonostante le voci su un suo possibile esonero, non perde la speranza:
Continuo a essere ottimista dentro di me tutto è possibile. Prima della partita contro il Chievo eravamo a cinque punti dal Milan e mercoledì abbiamo ancora il match di ritorno in Champions. Gli obiettivi c’erano e ci sono ancora e quindi questa partita era importante soprattutto per gli obiettivi, che sono rimasti intatti. Stiamo pensando a tutto.
Otto gol incassati nel giro di pochi giorni e due obiettivi – scudetto e Champions League – abbandonati per strada. Nel calcio è difficile ripetesi, certo, ma in pochi immaginavano che l’Inter mostrasse segni di cedimento proprio sul più bello della stagione, quando il triplete-bis sembrava quasi possibile. Serviva una vittoria per dimenticare la settimana terribile dei nerazzurri, ma l’impegno interno contro il Chievo sembrava una montagna troppo alta da scalare, anche se ti chiami Inter e se sei campione d’Italia, d’Europa e del mondo.
E invece gli uomini di Leonardo hanno saputo riscattarsi contro una squadra che non ha ancora raggiunto la salvezza matematica. Non che l’Inter sia parsa la squadra dei giorni migliori, ma almeno il trend è stato invertito ed i tre punti sono stati messi in saccoccia. Di Cambiasso e Maicon le reti che hanno permessa ai padroni di casa di superare momentaneamente il Napoli e di portarsi a due punti dalla vetta.
Anticipo della trentaduesima giornata di serie A.
Stadio Giuseppe Meazza di San Siro, Milano: Inter-Chievo 2-0
Reti: 20′ st Cambiasso (I), 39′ st Maicon (I)
Inter – Chievo Verona 2-0
Il periodo nero che stanno vivendo i nerazzurri è coinciso con la batosta nel derby perso 0-3 contro il Milan e con la sconfitta sonate – 2-5 interno – nel corso della gara di andata dei quati di finale di Champions League contro lo Schalke 04. Rimettere in sesto i cocci di una formazione in evidente difficoltà e tentare di invertire il trend negativo è il compito cui è chiamato Leonardo, tecnico dell’Inter con notevoli difficoltà. “Non farò mai il dirigente”, ha dichiarato l’ex milanista alla vigilia di Inter-Chievo “e se fossi in Moratti mi caccerei”.
Parole forti che sono state prontamente rispedite al mittente dalla rosa interista, schierata tutta con il proprio allenatore. Compromessa la qualificazione in Champions, occorre ora salvare la faccia in campionato. Non sarà l’annata irripetibile della stagione precedente ma non tutto è ancora da buttare. La sfida casalinga contro i clivensi necessita di un solo risultato: tre punti fondamentali per restare agganciati al Milan e non perdere la possibilità di approfittare di un eventuale passo falso dei rossoneri.
Settimana di fuoco per mister Leonardo, che in pochi giorni ha visto allontanarsi due obiettivi che sembravano alla portata della sua Inter. La sconfitta nel derby e ancor più la batosta casalinga rimediata contro lo Schalcke 04 bruciano sulle pelle dell’allenatore, che ora cerca di sdrammatizzare affidandosi ad una battuta:
A volte ho ancora una visione da dirigente anche nei miei confronti e a volte mi caccerei… Ma è solo una battuta. Dopo la sconfitta con lo Schalke, il presidente è stato molto bravo: io da dirigente non sarei stato così.
Doveva essere il Guardiola d’Italia, ed invece ora Moratti si è reso conto che forse è il caso di affidarsi al Guardiola originale piuttosto che ad un surrogato. Gli 8
Dopo mezza giornata di riflessione, Moratti si è nuovamente mostrato in pubblico dopo essere “sparito” ieri sera in seguito ai 5 gol sul groppone della sua Inter. La sua spiegazione per un’umiliazione così pesante è semplice: solo stanchezza. La squadra veniva da un periodo molto pieno di impegni tra le due impegnative gare contro il Bayern Monaco, il derby di sabato scorso e le nazionali, a cui si aggiungono anche gli infortuni e le squalifiche (l’assenza di Lucio in difesa si sente come un macigno), e così la mancanza di lucidità ha permesso agli avversari di uscire alla lunga.
Dopotutto l’Inter ha retto bene un tempo, e soltanto nel finale ha mollato perché, come dice lo stesso patron, sono mancate le forze. Ma a questo punto la domanda che tutti si pongono è: che fine farà Leonardo?
Otto gol in tre giorni: la primavera dell’Inter non è così sorridente come ci si aspettava e se i tre schiaffi rimediati nel derby ci possono anche stare, non ci sta affatto il pokerissimo rimediato contro lo Schalke nell’andata dei quarti di Champions League. L’urna era stata benevola con gli uomini di Leonardo, che già si vedevano in semifinale ad affrontare la vincente tra Manchester United e Chelsea.
Ma il calcio è strano e può capitare che l’invincibile armata campione d’Italia, d’Europa e del Mondo getti alle ortiche un’occasione più unica che rara. Il gol di Stankovic dopo un solo giro di lancette aveva illuso i nerazzurri, così come il 2-1 siglato da Milito dopo il pareggio tedesco. Ma Edu, Raul, l’autorete di Ranocchia e l’espulsione di Chivu regalano allo Schalke la possibilità di accedere alle semifinali al 99,99%. A voi il video dell’emozionante serata di Champions League.
Andata dei quarti di finale di Champions League.
Stadio Giuseppe Meazza di San Siro, Milano: Inter-Schalke 04 2-5
Reti: 1′ pt Stankovic (I), 17′ pt Matip (S), 34′ pt Milito (I), 40′ pt e 30′ st Edu (S), 8′ st Raul (S), 17′ st aut. Ranocchia (I)
Inter – Schalke 04 2-5
Parlare di batosta è un eufemismo: l’Inter subisce una scoppola inimmaginabile nella sfida interna del doppio confronto contro i tedeschi dello Schalke 04 e, anzichè cancellarlo, dà semmai continuità alla sconfitta sonora rimediata nel derby di sabato scorso contro il Milan. Pare che in due partite i nerazzurri si siano giocati in maniera drammaticamente irrimediabile la stagione e, a conti fatti, l’annata rischia di non riservare null’altro se non – come ai primi tempi di Roberto Mancini – una coppa Italia da difendere con le unghie.
In pochi avrebbero scommesso che lo Schalke potesse sbancare San Siro, nessuno avrebbe mai immaginato un tonfo tanto clamoroso da parte degli uomini di Leonardo che sono letteralmente crollati nella ripresa. Eppure, proprio in seguito al risultato della sfida contro il Milan, il tecnico interista decide di cautelarsi maggiormente: c’è un centrocampista in più (Stankovic) ed un attaccante in meno (Pandev). In avanti, atteso il ritorno da titolare di Milito che, nel corso della stagione, non ha mai potuto dare man forte ai compagni. Dal canto suo, Ralph Rangnick non fa barricate: Raul punta di riferimento con Edu a sostegno, a destra il peruviano Farfan fa paura per le scorribande di cui è capace. La novità è in difesa: Metzelder non recupera, gioca Matip.
Ancora luci a San Siro, ancora ombre sull’Inter dopo la scoppola rimediata nel derby. Stavolta a passeggiare sul prato del Meazza e sulle speranze dei nerazzurri è lo Schalke 04, accolto con entusiasmo in fase di sorteggio e rivelatosi invece squadra più ostica del previsto.
E dire che l’Inter era partita alla grande: neanche il tempo di registrare le marcature che già Stankovic si esibiva in un colpo da maestro, inventando una mezza rovesciata da 5o metri che finiva alle spalle del povero Neuer. Il buongiorno si vede dal mattino, recita un proverbio, ma evidentemente il detto non appartiene alla filosofia dei nerazzurri, che prima del 20′ subivano la rete del pareggio di Matip sugli sviluppi di un calcio d’angolo.
Fino a sabato mattina Leonardo era considerato il salvatore della patria, e a sentire Moratti e l’entourage nerazzurro sarebbe potuto essere l’allenatore dell’Inter ancora per tanto tempo. Sono bastati i tre gol del Milan per cambiare tutto.
In conferenza stampa Leo ha dovuto rispondere agli attacchi in modo diplomatico, ma soprattutto da solo, visto che sia il suo presidente che il resto dello staff si sono dileguati. Mossa per evitare di accendere gli animi o segnale inequivocabile? Secondo l’allenatore l’importante è incanalare la rabbia in una buona prestazione perché già stasera c’è lo Schalke e poi la squadra è in gioco su tre fronti, ma la situazione non sembra tutta rose e fiori.
Leonardo lo ripete come un mantra, dopo una sconfitta che in casa nerazzurra non arrivava da quasi dieci anni – l’ultima volta che il club del presidente Moratti aveva perso tre a zero risale al 2003 -: l’Inter saprà riscattarsi dopo il pesante k.o. nella stracittadina.
Nella conferenza stampa alla vigilia della sfida di andata dei quarti di Champions League contro i tedeschi dello Schalke 04 va in scena Leonardo contro tutti:
Siamo ancora in corsa per tutto, le certezze non sono cambiate dopo una partita persa. C’è amarezza, come succede quando si perde. Ora però abbiamo un’altra gara, questa squadra ha sempre risposto bene dopo una sconfitta. Sarà così anche stavolta”.
Il tricolore non campeggia ancora sulle maglie rossonere, ma è chiaro che da questa sera le sarte di Milanello cominceranno a procurarsi ago e filo per provvedere all’applicazione di quel triangolino tanto agognato. Se il derby di Milano doveva darci qualche indicazione in più su come sarebbe stato questo finale di stagione, questa sera abbiamo qualche certezza in più, anche se le sette gare che mancano potrebbero ancora cambiare le carte in tavola.
Pato (doppietta) e Cassano su calcio di rigore hanno passeggiato sulle speranze di sorpasso dell’Inter, mentre Leonardo viveva la sua serata particolare da ex, tra fischi e striscioni che mostrano molte soluzioni linguistiche, ma un solo significato: traditore.
Anticipo della trentunesima giornata di serie A.
Stadio Meazza di San Siro, Milano: Milan-Inter 3-0
Reti: 1′ pt e 17′ st Pato (M), 43′ st rig. Cassano (M)
Milan – Inter 3-0
I tifosi del Milan l’avevano pensata nel corso degli ultimi tre mesi: la coreografia di marca milanista in occasione dell’ennesimo derby da tutto esaurito è tutta per lui. Leonardo Giuda Iscariota riprodotto in occasione dell’ultima cena, messa lì a cancellare per sempre in cuori nei quali l’ex tecnico milanista era riuscito a entrare con prepotenza, quella figura diventata ingombrante. Anche perchè, semmai, nel corso degli ultimi anni il club della famiglia Berlusconi aveva abituato al percorso inverso e contrario: fiotte di interisti passati sull’altra estremità della guglia.
Gara decisiva ma la convinzione è che ai fini della vittoria finale in campionato possa essere più pesante la vittoria degli uomini di Allegri, che lascerebbero i cugini a -5, che quella di Zanetti e compagni. Lo spettacolo dello stadio San Siro è degno di fotoricordo, il prepartita – caratterizzato dall’arresto di un ultrà milanista (“Frequentatore della curva ma non è mai stato un capo”, si è premurato a dichiarare lo storico riferimento del tifo rossonero, Giancarlo Capelli, noto ai frequentatori delle curve come il Barone) – trovato con un ordigno artigianale – definito dal potenziale micidiale dagli artificieri – quattro coltelli, una mazza da baseball e una bomboletta di spray urticante. Poteva essere una strage. Evitata grazie alla segnalazione di un secondo tifoso, anch’egli rossonero, anch’egli frequentatore della curva. Due modi differenti di intendere il tifo, probabilmente due maniere diametralmente opposte di intendere la vita stessa.
Luci a San Siro in attesa del derby di Milano, gara decisiva per il cammino scudetto per Milan ed Inter. Sentimenti diversi nei due spogliatoi, ma un obiettivo comune: vincere e mettere una grossa ipoteca sul titolo finale. Al di là dei tanti motivi legati alla classifica, la gara di domani avrà un sapore particolare per l’attuale tecnico dell’Inter, Leonardo, già giocatore nelle file rossonere, nonché allenatore degli odiati cugini:
Non sono un traditore. Le persone devono essere libere e io lo sono. Ho avuto con il Milan e con i giocatori un rapporto che va al di là dei giudizi, ho fatto una scelta, consapevole di quello che poteva succedere, ma basandomi solo sulle mie sensazioni.
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