25 anni fa la Mano de dios

di Gioia Bò Commenta

Foto: AP/LaPresse

Era il 22 giugno del 1986, quando un piccolo uomo beffò gli avversari, facendo sobbalzare i tifosi per ben due volte nel giro di pochi minuti. Siamo ai quarti di finale dei Mondiali messicani, Stadio Azteca della capitale, e va in scena Inghilterra-Argentina, sfida che va al di là dell’evento sportivo, per via della guerra delle isole Falkland di qualche anno prima.

Corre il minuto numero 51 ed il tabellone luminoso segna ancora lo 0-0, ma la vendetta dell’albiceleste sta per maturare. Un passaggio all’indietro di Steve Hodge si trasforma in un’occasione imperdibile per Diego Armando Maradona, che sull’uscita di Shilton salta in alto, colpisce la palla con la mano ed infila il gol del vantaggio per l’Argentina. Pentito del gesto? Macché! Il numero 10 si vanterà fin troppo della sua furbata, dichiarando che si era trattato di un aiuto divino, della Mano de Dios, che aveva sistemato le cose.

Di lì a poco Maradona dimostrò di essere il genio assoluto del calcio, quando superò in dribbling l’intera difesa inglese per siglare la rete del raddoppio. Gesto tecnico di rara bellezza, votato come Gol del secolo nel 2002, ma che non cancella la furbata precedente, almeno non nel cuore degli inglesi, che ancora oggi, a distanza di 25 anni, non riescono a perdonare la mano malandrina del campione argentino. La dimostrazione arriva dal “Non ti perdoneremo mai”, titolo proposto dal Sun nell’edizione odierna.

E c’è ancora chi pensa che quella sconfitta poteva essere evitata. Sentite il centrocampista Peter Reid, che assistette impotente alla mattanza:

Shilton sarebbe dovuto uscire in maniera decisamente più dura, doveva colpirlo direttamente in testa. Maradona non avrebbe segnato e avrebbe avuto un mal di testa terribile: tre minuti dopo, quindi, non avrebbe dribblato cinque di noi andando a segnare il secondo gol.

Per fortuna c’è anche chi è pronto a riconoscere il genio di Maradona, come Chris Waddle, protagonista della gara:

Fu genio puro. Avrei voluto applaudirlo, ma sapevo che non potevo farlo.

Lo fa adesso con noi, a distanza di 25 anni. A voi la gallery ed il video della gara “incriminata”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>