Standard-Anderlecht e la coreografia macabra della discordia

di Alba D'Alberto Commenta

Con sempre maggiore frequenza la violenza entra nei campi di calcio. Questa volta è toccato ai tifosi belgi che durante una partita di modesto livello tra lo Standard Liegi e l’Anderlecht hanno assistito ad una coreografia macabra sugli spalti e alla reazione un po’ eccessiva del calciatore preso di mira. 

La coreografia che si è vista sugli spalti di Liegi è da considerarsi macabra e di cattivo gusto. Il personaggio che ne ha fatte le spese è Steven Defour, il centrocampista ex Standard che adesso gioca con l’Anderlecht. I suoi ex tifosi non l’hanno presa bene e hanno realizzato uno striscione enorme in curva.

Sullo striscione che occupava quasi tutta la curva, c’erano Jason, il protagonista di un film horror con la testa decapitata dell’ex giocatore dello Standard. La scritta recitava “Rosso o morto“. Al di là dell’opposizione tra le tifoserie in questo caso c’è anche da dire che la decapitazione di questi tempi associata all’ISIS non è un riferimento che si sarebbe voluto vedere.

Defour che tornava in quello stadio dopo 4 anni e dopo averci trascorso le stagioni dal 2006 al 2011, non ha preso bene l’accoglienza dei suoi ex tifosi e si è sfogato in campo. Sullo 0-0 (la partita è finita poi 2 a 0 per i padroni di casa dello Standard), il giocatore dell’Anderlecht, con un avversario a terra perché infortunato, ha messo la palla fuori ma l’ha calciata violentemente contro la tribuna dello Standard.

Il direttore di gara non ha apprezzato il gesto e anche se il giocatore era stato bersaglio di offese ben più pesanti, ha estratto il cartellino rosso e mandato Defour negli spogliatoi. Lui è uscito applaudendo i tifosi avversari. Naturalmente polemico.

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