Storia degli Europei: Inghilterra 1996

di Gioia Bò 2

Formula completamente rinnovata per il Campionato Europeo del 1996. Per la prima volta vengono ammesse 16 squadre alla fase finale, in una sorta di mini mondiale. Sempre qualificata di diritto la nazionale padrona di casa, in questo caso l’Inghilterra, che organizzerà l’evento al grido di Football Comes Home (Il calcio torna a casa).

I gironi di qualificazione prevedevano la presenza di ben 48 formazioni, divise in otto gruppi da sei squadre (nel gruppo 3 solo cinque), dai quali dovevano uscire le 16 regine che si sarebbero date battaglia in terra inglese.

L’Italia stavolta era presente alla manifestazione continentale, sotto la guida di Arrigo Sacchi, già mister degli azzurri nel Mondiale americano di due anni prima, conclusosi con la deludente sconfitta ai rigori contro il Brasile Tetracampeao.


Il cammino di avvicinamento ad Euro ’96 fu abbastanza agevole per gli azzurri, che ebbero la meglio sulle nuove formazioni nate dallo smembramento di Urss e Jugoslavia e quindi troppo giovani ed inesperte per creare preoccupazioni. Ma la fortuna avuta in fase di qualificazione venne completamente spazzata via nel girone a quattro che avrebbe dovuto portarci alle semifinali.

Buono l’esordio con la Russia, rispedita a casa con un 2-1, ma poi il cammino si fece in salita, mettendoci di fronte una Repubblica Ceca sorprendente ed arrembante che riuscì ad avere la meglio, costringendoci ad una specie di spareggio contro la Germania.

Ed anche in questo caso gli azzurri dovettero pagar dazio alla sorte, con un rigore sbagliato da Gianfranco Zola che sancì di fatto l’uscita prematura della nostra nazionale dai campionati europei. L’unica consolazione per noi fu che sia la Repubblica Ceca che la Germania arrivarono a giocarsi la finale: in fondo avevamo perso con i futuri campioni e vice-campioni.

Le semifinali furono risolte entrambe ai calci di rigore, fatali sia alla Francia contro Nedved & Co., sia all’Inghilterra padrona di casa che dovette arrendersi dopo il tiro decisivo sbagliato da Gareth Southgate.

La Repubblica Ceca dunque si ritrovò a giocarsi la finalissima contro ogni pronostico iniziale e, al pari della Danimarca quattro anni prima, poté godere del sostegno di gran parte del pubblico. Ma stavolta la finale non regalò sorprese e la Germania poté rifarsi dell’umiliazione subita ad Euro ’92.

E pensare che i cechi erano riusciti anche ad andare in vantaggio grazie ad un rigore di Patrik Berger. Poi però entrò Oliver Bierhoff, che prima pareggiò di testa, poi regalò ai tedeschi la gioia della vittoria con un golden gol al 5′ del primo tempo supplementare. La bella favola della Repubblica Ceca finiva qui, condannata da una regola che uccideva lo spettacolo oltre che le speranze di rimonta.

Commenti (2)

  1. Che schifo di regola il golden goal. Ad Euro2000 ce ne accorgemmo anche noi.

  2. Già, una regola assurda. E infatti è rimasta in vigore solo per qualche anno. Peccato che anche l’Italia ne abbia fatto le spese…

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