Michael Laudrup: un danese di classe

di Gioia Bò Commenta

Ancora un numero 10 di grande talento su queste pagine, uno dei più eleganti che abbiano mai calcato i campi del nostro Paese, Michael Ludrup, danese tutto classe ed inventiva, che molti cuori ha fatto trepidare tra gli amanti del bel calcio.

Ha vinto molto durante la sua lunga carriera, pur mancando l’appuntamento con la storia nel 1992, quando la sua nazionale andava a fregiarsi del titolo di Campione d’Europa, nonostante la sua assenza.

Così va il calcio e Michael ha avuto ben poco di cui pentirsi, convinto com’era delle sue ragioni che lo avevano allontanato dalla maglia biancorossa della Danimarca, a causa di divergenze con l’allenatore Richard Møller Nielsen.


Ma a livello di club ha saputo togliersi ogni soddisfazione, vestendo le maglie delle squadre di mezza Europa, dopo la partenza dalla sua terra di origine, dove era cresciuto all’ombra del papà-campione, nazionale danese dal ’67 al ’79.

A credere in lui fu per prima la Juventus, che lo portò in Italia per girarlo alla Lazio, vista la presenza in squadra di Platini e Boniek, in un’epoca in cui non era permesso avere più di due stranieri in rosa. In maglia biancazzurra Michael non visse le sue stagioni più felici, inserito in una formazione che aveva ben poche ambizioni di gloria e ritrovatosi ad aiutare la squadra a non retrocedere. Il primo anno riuscì nell’impresa e la Lazio si salvò proprio all’ultima giornata, mentre il secondo anno l’incubo delle serie B si fece concreto, ma per Michael era ormai giunto il momento di rientrare a Torino, vista la cessione di Boniek alla Roma.

In maglia bianconera trascorse un paio di stagioni tra alti e bassi, contribuendo comunque alla conquista di una Coppa Intercontinentale e di uno scudetto, prima di essere ceduto al Barcellona, dove visse gli anni migliori della sua carriera sportiva.

Quattro titoli consecutivi nella Liga, in un crescendo di buone prestazioni, che non gli impedirono però di avere contrasti con l’allora allenatore dei blaugrana, Joan Cruijff. Arrivò quindi il passaggio al Real Madrid, in un’operazione che creò lunghe polemiche con i tifosi, che lo consideravano un traditore della maglia.

E anche qui Laudrup riuscì a togliersi qualche sassolino dalla scarpa, portando le merengues alla conquista del titolo, il quinto consecutivo per lui nella Liga. Ma la sua fame di successi non era ancora appagata e, dopo solo un anno in maglia bianca, si trasferì all’Ajax, conquistando anche qui il titolo nazionale. Una specie di Re Mida del calcio, insomma: tutte le squadre in cui militava ottenevano buoni risultati.

E come poteva essere altrimenti? Michael era un regista capace di incantare la folla, con quella tecnica sopraffina che ne faceva un leader in campo. Peccato solo per quella Coppa vista alzare dai suoi connazionali, mentre lui pensava alle divergenze col ct!

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