Torta avvelenata per i calciatori iracheni

di Marco Mancini Commenta

I problemi dell’Iraq purtroppo non finiscono con la guerra. Una popolazione martoriata ormai da più di un decennio da un conflitto che sembra non dover finire mai, aveva trovato la sua valvola di sfogo nel calcio.
Riecheggiano ancora nelle orecchie dei giovani iracheni le grida di giubilo quando l’arbitro sancì, lo scorso 29 luglio, la vittoria della propria nazionale nella coppa d’Asia, la prima della loro storia, contro la più quotata (e ricca) Arabia Saudita.

Ma purtroppo non è destino che i giovani dell’ex paese di Saddam Hussein possano vivere in pace, neanche tirando calci al pallone.
10 giorni fa la più antica squadra di calcio del Medioriente, l’Al Quwa Al Jawiya, ha subito un attentato, ma stavolta non dai terroristi di Al Qaeda, ma addirittura dai propri tifosi.


Tornavano a casa gli aviatori iracheni (la squadra è militare) dopo aver vinto una partita, quando sono stati avvicinati da alcuni tifosi (o presunti tali) che gli offrivano una torta fatta in loro onore.
Non sapevano però che il dolce fosse stato precedentemente avvelenato con una sostanza volutamente letale, che ha causato il ricovero all’ospedale di Baghdad di 9 atleti, e la morte di uno di essi.
Il dramma ha anche assunto contorni ancora più bui quando alcuni dei calciatori hanno deciso di portare un pezzo di torta ai propri familiari. E così tra le vittime appare anche il figlio di uno di loro. Dopo la prima vittima, i suoi compagni sono stati trasportati d’urgenza in un ospedale in Giordania meglio attrezzato, dove lottano tutt’ora tra la vita e la morte.

Ma non è la prima volta che questa squadra subisce attentati. Nel Settembre di due anni fa l’attaccante Ghanim Khodair fu vittima di un rapimento avvenuto direttamente nella sua abitazione. Da allora non si è saputo più nulla di lui.

Non è stato individuato un movente per nessuno dei due casi, e non se ne capisce il motivo dato che la squadra è molto ben voluta nella capitale e i calciatori di certo non rappresentavano un problema politico.
Vedendo queste scene, sembra che l’Iraq non abbia intenzione di vivere in pace.

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