Prima Poulsen, Poi Dinho, ma i giovani italiani che fine fanno?

di Marco Mancini Commenta

Gli arrivi degli ultimi giorni hanno fatto storcere il naso ai nazionalisti del pallone. E soprattutto agli amanti dell’idea di far crescere i propri campioni nei vivai, e non andarli a pagare a peso d’oro dalle rose delle altre squadre. Cominciamo dall’arrivo di Ronaldinho. Un pò di tempo fa si era detto che non sarebbe più stato quello di una volta per le gambe troppo fragili. Il ragazzo di Porto Alegre ha 28 anni, ma anche l’infortunio facile. Il suo acquisto non è stato onerosissimo (una cifra intorno ai 20 milioni), ma era proprio necessario? Con il suo arrivo il fenomeno nostrano, Alberto Paloschi, che ha tolto più di una volta le castagne dal fuoco ad Ancelotti, che fine farà? Lui dice di essere contento dell’arrivo di Dinho al Milan, così i rossoneri saranno costretti a cederlo, almeno in prestito, ma in Inghilterra siamo sicuri che il 18enne attaccante avrebbe ricevuto un trattamento migliore.

Come migliore sarà senza dubbio quello che riceverà Giovinco, che ancora non ha rinnovato con la Juve che gli ha offerto solo 500 mila euro a stagione. Liverpool, Manchester United e Arsenal attendono risposte, ma dopo che si sono spesi 10 milioni per Poulsen che non voleva nessuno tranne Blanc, non si potrebbe spendere un milioncino in più per tenerci il futuro Del Piero? Ultimo appunto per i vice capocannoniere dello scorso anno, Marco Borriello. Con l’arrivo di Dinho anche lui troverà meno spazio, e anche senza di lui dubitiamo ne avrebbe trovato. E allora che fare? Passare un altro anno in panchina al Milan o andarsene, magari sull’altra sponda di Genova, quella doriana? I tifosi genoani non glielo permetterebbero mai, ma se rimanesse a Milano, non potrebbe perdonarselo la sua coscienza.

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