Un terzo tempo tra fischi e polemiche

di Gioia Bò Commenta

Riscrittura delle regole nel pianeta calcio con l’introduzione di quel terzo tempo che tanto ha fatto discutere recentemente. In realtà, non è una regola vera e propria: ognuno può regolarsi come vuole e decidere di andar via senza stringere la mano a quell’avversario che magari durante la gara si è comportato in modo poco corretto. Il rischio maggiore che si può correre in quel caso è di essere considerato “poco sportivo”, con allegata figuraccia davanti al pubblico.



Finora solo parole e la curiosità di vedere come si sarebbero comportate le varie squadre alla ripresa del campionato dopo la pausa natalizia. E finalmente eccoci qui a commentare i dopopartita “amichevoli” sui vari campi.


Si comincia dai due anticipi di sabato, caratterizzati da non poche polemiche con l’espulsione di Ulivieri ad Empoli ed il rigore assegnato al 90° alla Juventus in quel di Catania, che le ha permesso di raggiungere un pari insperato. In questo clima che senso può avere il terzo tempo? Beh, i calciatori si sono ugualmente stretti la mano, ma immaginiamo la rabbia di chi ha cullato fino alla fine il sogno di una vittoria. Fischi a non finire ovviamente, ad accompagnare un cerimoniale che almeno la metà dei protagonisti avrebbe evitato volentieri.


Ma ormai è andata: il battesimo della nuova regola c’è stato ed aspettiamo la domenica per sentire applausi scroscianti dalle curve. Speranze deluse, soprattutto a causa delle tante vittorie in trasferta, che hanno portato il pubblico a fischiare, non tanto per il cerimoniale in sé, quanto per il risultato negativo della propria squadra.


E’ il caso per esempio della Lazio, battuta in casa dal Genoa, che non si poteva certo aspettare applausi e cori d’incitamento da parte dei tifosi. Stessa scena al Tardini con le squadre a centrocampo sommerse letteralmente dal malumore sonoro dei tifosi. Solo la Samp vincente in casa avrebbe potuto beneficiare degli applausi del pubblico amico, ma evidentemente la curva aveva altro per cui protestare e la disapprovazione si è fatta sentire.


Da rivedere dunque l’applicazione del terzo tempo, magari in una domenica con meno polemiche e qualche segno 1 in più in schedina. Per ora lasciamo il giudizio in sospeso, ricordandoci che il calcio non è il rugby e che il vero fairplay non può essere imposto.


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