Lotito: “Nel calcio italiano non c’è trasparenza”

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Foto AP/LaPresse

Il presidente bianceleste Claudio Lotito, è ritornato sulla sconfitta di ieri al San Paolo dai microfoni della trasmissione di Radiouno Radio Anch’io tornando a lanciare pesanti attacchi sulla classe arbitrale.

Il 4-3 del Napoli sarebbe stato – secondo lui – condizionato dal gol fantasma del laziale Brocchi e dal rigore inesistente su Cavani – che ha portato anche all’espulsione di Biava. Il linguaggio utilizzato è lotitese puro:

voglio stigmatizzare fatti che snaturano la certezza del diritto. Prima ci proponiamo di educare i giovani al rispetto delle regole e al rispetto meritocratico, e poi ci comportiamo in modo diverso.


Non vuole nemmeno sentire parlare di compensazioni:

Cosa vogliamo dire? Che l’autogol di Aronica è stato fatto apposta? Saremmo andati sul 4-2.

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Solo dopo un po’ si capisce che quello che fa più rosicare il patron laziale è il rischio di vedere sfumare la Champions League – e soprattutto gli introiti ad essa collegata:

Ciò che qualcuno dimentica è che il calcio di una volta era romantico e non incideva sulla sopravvivenza dei club. Oggi andare o non andare in Champions significa avere 25 milioni in più o in meno. La Lazio è una società quotata in borsa, e io ho il diritto di difendere gli azionisti.

Il patron laziale alla fine tira in ballo pure la classe arbitrale:

Io sono per il rispetto delle regole, per la trasparenza e per la correttezza. Penalizzazioni, regolari pagamenti degli stipendi, sono provvedimenti che nascono da azioni intraprese da me. Non ho mai detto ‘tutto è deciso, è inutile giocare’. Solo che se la classifica non rispetta la meritocrazia, ci dicessero cosa fare.

Dove voglia arrivare il presidente laziale non è chiaro. L’ipotesi più probabile è che stia piangendo un po’ per ottenere in futuro qualche decisione arbitrale favorevole. In ogni caso sappiamo che Lotito continuerà ad esternare come ha sempre fatto perché – a suo dire – vuole cambiare il sistema:

Io sono entrato in un sistema dove non si pagavano le tasse e l’Iva non era un dato sensibile per iscriversi al campionato, mentre fuori dal calcio per chi non paga l’Iva c’è l’arresto.

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