Inventato un metodo scientifico per scoprire i simulatori

di Marco Mancini Commenta

Nonostante i cartellini gialli, le minacce della prova televisiva e, per ultimo, anche la novità della squalifica che arriva direttamente dalla Fifa contro i simulatori, la tentazione di ingannare l’arbitro per farsi avere un rigore è troppo forte, e così i calciatori continuano a simulare falli inesistenti. E purtroppo molto spesso ci riescono.

Basti vedere che, dopo la squalifica inflitta al croato dell’Arsenal Eduardo per aver simulato durante i preliminari di Champions, nella giornata successiva è stato assegnato un rigore allo Zurigo contro il Real Madrid per un’altra simulazione. Ma se la Fifa ha detto no alla moviola in campo, come fare per evitare l’errore?

Su questo ci viene incontro uno studio effettuato presso l’Università di Portsmouth, Inghilterra, da Paul Morris. Osservando migliaia di partite, Morris si è accorto che nei casi di simulazione, i calciatori facevano due errori: uno è alzare le braccia al cielo ed inarcare la schiena, l’altro è, una volta finiti a terra, rotolare eccessivamente.

Morris spiega che quando cadiamo, istintivamente le braccia si portano in avanti per proteggere il volto dall’impatto con il suolo, o se cadiamo di lato, queste vanno a finire verso il lato della caduta. Se le braccia vengono portate in alto è per aumentare la teatralità della caduta ed indurre l’arbitro in errore. Quando invece finiamo a terra, il giro completo che il corpo fa di solito è uno, non tre o quattro come spesso vediamo. Tutti questi segnali potrebbero essere spiegati agli arbitri i quali, osservandoli in campo, capirebbero che il calciatore ha tentato di prenderli in giro. Una tecnica migliore della moviola in campo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>