Milan: il mercato si fa in Brasile

di Marco Mancini Commenta

Tra gennaio e luglio il Milan dei brasiliani potrebbe diventare ancora più brasiliano. Ariedo Braida è ormai costantemente nel Paese sudamericano per tentare di portare a casa il prima possibile, e spendendo il meno possibile, diversi futuri campioncini che però già costano tanto.

Il nome nuovo sulla scena internazionale è quello di Leandro, centravanti di appena 22 anni ma già titolare fisso nella Seleçao (e scusate se è poco), che gioca nell’Internacional. Secondo Dunga, l’attaccante potrebbe arrivare a gennaio in Italia, con il Milan in pole position, seguita da Juventus e Roma, per una trentina di milioni. Il problema è che se non ci si sbriga, potremo ammirare il suo talento solo nei campionati stranieri.

Su di lui infatti ci sarebbero il Manchester United e il Real Madrid, più qualche altra squadra inglese non ancora ben definita. Secondo le voci provenienti dal Brasile, Ferguson potrebbe lasciar andare Rooney, che ogni estate è vicino a fare le valigie, per puntare su di lui, mentre anche Mourinho potrebbe entrare in gioco. Ma bisogna fare in fretta in quanto l’Internacional sta cercando di fargli rinnovare il contratto, raddoppiando la clausola rescissoria. Così se a gennaio verrebbe via per 30 milioni, a giugno ne costerà 60, troppi per qualsiasi club italiano.

Per l’estate invece il colpo sarà a centrocampo e pare si debba chiamare Casemiro oppure Ganso. Quest’ultimo è spesso infortunato (lo è anche in questo momento) e dunque la pista su di lui si è raffreddata, mentre quella sul fantasista del San Paolo si fa sempre più calda. Su di lui ci sarebbe anche l’Inter, allertata da Ronaldo che consigliò qualche mese fa a Moratti di comprarlo quando ancora costava 7 milioni. Oggi ne costa 25, ed il suo club, che con gli affari ci sa fare, potrebbe spuntare anche qualcosa in più se nella trattativa si inserissero anche Milan, Real e Arsenal. Insomma, chi prima arriva meglio alloggia, ma pare che le italiane arrivano sempre troppo tardi. Speriamo che la prossima volta non sia così.

Photo Credits | Getty Images

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