Emirates Cup 2011: Indesit, We are social e io

di D. Spagnoletto Commenta

Metti insieme Indesit, We are social e un blogger ed esce fuori una due giorni che un appassionato di calcio non può dimenticare. Perché gli occhi di un 30enne sono tornati a splendere come quelli di un bambino quando lo staff del noto brand di elettrodomestici, coadiuvato dalla conversation agency dislocata a Milano, Londra, Parigi e Sydney, è stato invitato ad assistere all’Emirates Cup 2011, in cui hanno partecipato i padroni di casa dell’Arsenal, gli argentini del Boca Junior, i francesi del Psg e gli americani dei New York Red Bulls, che si sono aggiudicati la prestigiosa competizione estiva.

Quel 30enne con gli occhi di un bambino, sono io, David Spagnoletto, che in un weekend ha nell’ordine: disputato un torneo di calcio a 8 con le vecchie glorie di Arsenal, Milan, Psg nelle persone di Ray Parlour, Pietro Vierchowod e Alain Roche, assistito a due partite all’Emirates Stadium e vistosi regalare le maglie ufficiali delle squadre partecipanti. Questo solo per scrivere le cose strettamente calcistiche, perché la due giorni è stata condita anche da cene e pranzi in bellissimi ristoranti di Londra.

Andiamo con ordine, arrivato nella Capitale inglese (sabato 30 luglio), l’organizzazione targata Indesit mi ha portato (assieme ad altri blogger, giornalisti e manager) all’O2 Center per disputare un torneo di calcio a 8. Chi vi scrive non giocava da 9 anni per problemi al ginocchio, ma per l’occasione si è munito di fascia elastica per vestire la maglia dell’Arsenal accanto a Parlour nella sfida contro il Milan di Pietro Vierchowod e il Psg di Roche più lo Shakhtar Donetsk.

Entrati negli spogliatoi abbiamo trovato la borsa Indesit con dentro alcuni gadget fra cui il completo ufficiale dei Gunners. Spogliatoi in cui c’erano facce incredule come la mia, quando Parlour parlava tranquillamente con i presenti e non disdegnava foto, anche con il sottoscritto. L’emozione si è mischiata alla soddisfazione quando ho capito che l’atmosfera in campo e fuori era tutt’altro che austera. Responsabili marketing, responsabili brand, director Indesit, ex giocatori e giornalisti hanno comunicato in maniera orizzontale, dando un calcio a quella struttura verticistica che sembrava diventata stantia e anacronistica.

Trovare parole per spiegare cosa ha significato giocare contro Vierchowod (che da bambino avevo al Fantacalcio) sarebbe un inutile esercizio di retorica, perché le emozioni, quelle vere, non possono essere messe su carta. Come invece lo possono essere le sensazioni del dopo-gara (lasciatemi passare il termine) quando prima siamo stati premiati per il piazzamento (siamo arrivati terzi) e poi ci è stata offerta la cena al ristorate Gaucho, che Indesit aveva prenotato interamente per l’occasione.

Il giorno dopo con un pullman messo a disposizione dall’organizzazione ci siamo recati all’Emirates Stadium per assistere alla conferenza stampa, in cui i responsabili Indesit hanno spiegato la motivazione di associare il loro brand al calcio. Circa un’ora dopo abbiamo pranzato al Diamond Club dell’Emirates Stadium, ristorante da cui si poteva vedere tranquillamente la partita che di lì a poco sarebbe iniziata. Nell’occasione è stato lanciato il portale Football-Indesit e la pagina Facebook annessa. Gli incontri a cui ho assistito sono stati Psg-Boca Juniors 3-0 e Arsenal-NY Red Bulls 1-1. Il risultato del campo conta davvero poco ai fini di questa esperienza che non è stata solo calcistica, ma anche umana, perché come ho scritto in precedenza tutti i responsabili hanno messo in panchina la formalità, mettendo nel proprio undici titolare: passione, entusiasmo e voglia di stare insieme.

 

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