Con Nicchi gli arbitri escono dal silenzio

di Gioia Bò Commenta

“Operazione simpatia” o “operazione trasparenza”: chiamatela come volete, ma da domani il calcio italiano potrebbe cambiare decisamente strada per quanto riguarda il mondo arbitrale. Nessuna rivoluzione in vista, ma qualche piccolo “miglioramento” per fare in modo che le giacchette nere interagiscano maggiormente con l’ambiente circostante.

A volere il cambiamento è Marcello Nicchi, appena eletto presidente dell’Aia, che promette maggiore collaborazione tra la classe arbitrale e le società, grazie soprattutto ad una modifica del regolamento che permetterà ai direttori di gara di commentare o spiegare le proprie decisioni:

Non terremo segregati in casa i nostri tesserati, sarà nostro compito spiegare all’esterno alcune dinamiche tecniche e regolamentari. E lo farà chi è più bravo a farlo. Subito dopo la gara, quando il giudice sportivo non si è ancora pronunciato su eventuali episodi, non andremo a commentare le decisioni. Vogliamo dire che abbiamo sbagliato quando si verificano errori, ma quando facciamo bene vogliamo sentircelo dire. Quando subiremo attacchi, ci costringerete voi a tornare nel nostro guscio.

Insomma, apertura allesterno si, ma sempre nella massima serenità, per evitare inutili tensioni e attacchi gratuiti. E’ comunque un passo avanti rispetto al passato, sebbene Nicchi tenga a precisare che ci vorrà del tempo prima che i cambiamenti possano diventare effettivi:

Bisogna fare le cose per gradi. Bisogna agire con calma, concorderò tutto con le istituzioni. Non si può passare di colpo da 0 a 100: faremo un passo alla volta, i primi a parlare saranno i soggetti più adatti. Non manderemo nessuno allo sbaraglio.

Non ci resta che aspettare, nella speranza che il neo-presidente si dimostri all’altezza della situazione, facendo dimenticare i suoi trascorsi da direttore di gara. Quali trascorsi? Beh, forse non tutti ricorderanno, ad esempio, l’espulsione di Andersson in Vicenza-Bologna, quando il calciatore chiedeva solo al proprio mister di essere sostituito, o il gol di mano di Rapajc convalidato in Perugia-Napoli e i tanti altri episodi che lo portarono poi ad abbandonare la carriera, sebbene la scusa ufficiale fu l’infortunio al ginocchio. E chissà come si sarebbe giustificato il buon Nicchi se all’epoca dei fatti avesse avuto la possibilità di spiegare le proprie ragioni…

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