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  • 21
  • Ago

Giuliano Sarti: una papera che cambia la vita

Di Gioia Bò, in I Numeri 1.

E’ stato uno dei più forti portieri degli anni ‘50-’60, eppure se chiedete chi era Giuliano Sarti, vi sentirete rispondere: “quello della papera”. Strano destino per uno che ha conquistato montagne di trofei, regalando emozioni e strappando applausi in qualunque club abbia militato.

Andava in scena l’ultima di campionato della stagione ‘66-’67. L’Inter di Sarti guidava la classifica con 48 punti, seguita dalla Juventus a 47. Le speranze per i bianconeri erano ridotte al lumicino: troppo forte l’Inter di quegli anni per sperare che avrebbe lasciato punti a Mantova.

E invece un cross di Beniamino Di Giacomo si trasformò in incubo per i tifosi nerazzuri,quando videro Sarti colpevolmente superato. Scudetto alla Juventus ed inizo della triste fama di Giuliano Sarti, ricordato da quel momento in poi solo per quell’errore grossolano.


Strano destino, dicevamo. Pensate che in quegli anni Giuliano Sarti era veramente uno più grandi portieri italiani e poteva vantare un palmares di tutto rispetto. La sua prima grande squadra fu la Fiorentina, che con lui tra i pali riuscì a conquistare uno scudetto, una Coppa Italia ed una Coppa delle Coppe. Poi arrivò l’offerta della Grande Inter di Helenio Herrera e la sua bacheca personale poté arricchirsi di nuovi grandi trofei: due Coppe dei Campioni, due scudetti e due Coppe Intercontinentali.

E pensate che un numero uno scarso avrebbe potuto conquistare il mondo intero? Evidentemente no, ma il gioco del calcio è crudele ed alle volte basta un solo gesto per gettare ombre su un’intera carriera. Fino a quel giorno Giuliano Sarti era considerato un portiere affidabile, capace di dar sicurezza all’intero reparto arretrato, con quella propensione ad uscire anche ben oltre la propria area per respingere le folate degli avversari.


Certo, non ebbe la fortuna che avrebbe meritato con la maglia della nazionale (solo una manciata di presenze), ma questo solo perché quelli erano anni di grandi portieri (Buffon, Ghezzi, Viola, Albertosi) ed i ct avevano l’imbarazzo della scelta. E questo è stato sempre un cruccio per Sarti, che ripeteva spesso:

Come potrò un giorno dire a mio figlio che sono stato un grande portiere, se ho giocato così poco in Nazionale?

La papera di Mantova ha sciolto ogni dubbio, cancellando in solo istante quanto di buono fatto in un’intera carriera. Il calcio è anche questo.





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