Tracollo Inter, analisi del declino di un’armata invincibile

di Marco Mancini Commenta

Foto: AP/LaPresse

Non più tardi di 6 mesi fa l’Inter sembrava la squadra più forte del mondo e tra le formazioni migliori della storia. Alla fine dell’anno d’oro 2010 invece, i nerazzurri sembrano diventati una squadretta da metà classifica. Cos’è cambiato in questi mesi? Probabilmente non l’hanno capito nemmeno a Milano.

Può essere che la squadra non fosse tutto questo splendore nemmeno 6 mesi fa, ma i problemi sono strutturali, e forse hanno un solo nome che li accomuna: José Mourinho. Non che Benitez sia tanto inferiore, ma perché Mourinho ha portato via con sé un pezzo di Inter, forse più importante di qualsiasi tattica e stile di gioco.

Non è un caso che con il portoghese gli infortuni lo scorso anno si fossero ridotti all’osso, mentre in questa stagione i nerazzurri si stiano infortunando più di tutto il resto della serie A. Mourinho non ha portato via soltanto la “magia” che si era creata nell’ambiente, ma più concretamente ha portato via alcuni uomini dello staff, in primis il preparatore atletico, che alla fine dei conti ha pesato tantissimo nell’economia della squadra odierna.

Dopotutto la rosa, salvo Balotelli, è rimasta la stessa della scorsa stagione. Ciò che invece è cambiato è che gli 11 in campo non sono gli stessi. Una cosa era schierare una formazione composta da Julio Cesar, Maicon, Samuel, Lucio, Chivu, Thiago Motta, Zanetti, Sneijder, Eto’o, Pandev, Milito; un’altra è essere costretti a scendere in campo con Castellazzi, Zanetti, Lucio, Cordoba, Santon, Obi, Stankovic, Sneijder, Coutinho, Biabiany, Eto’o.

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Non a caso, è Eto’o che ha retto da solo il gioco dell’Inter, e se quest’anno i nerazzurri non sono in zona retrocessione lo devono solo e soltanto a lui. Non segna più nessuno. Milito ha perso forma e fiducia, e la scarsa esperienza di una squadra dal sicuro futuro ma pochissima esperienza non può reggere il confronto con la scorsa stagione. Ma nemmeno con una piccola squadra come il Chievo.

Qualche colpa ce l’ha anche Benitez. Dal punto di vista tecnico, ha sbagliato l’approccio, avendo allenato in tutto il precampionato la squadra con il modulo del Liverpool, per poi accorgersi all’inizio del campionato che non funzionava, tornando al modulo di Mourinho. Ma nemmeno questo ha funzionato a causa degli infortuni, e dunque gli esperimenti si sono susseguiti e non hanno ancora trovato una soluzione. Ma ha sbagliato anche dal punto di vista caratteriale, visto che quando Mourinho schioccava le dita, gli venivano messi a disposizione tutti i calciatori che voleva, mentre lo spagnolo non ha ottenuto nulla di quanto richiesto.

Foto: AP/LaPresse

Molte colpe infine ce le hanno anche i dirigenti, primo fra tutti Moratti, che si sono crogiolati sul letto di rose della squadra campione d’Europa, e non si sono accorti che gli altri club erano diventati più forti della scorsa stagione. Aver mandato via Oriali (o averlo messo in condizione di andarsene) ha peggiorato le cose, ed ora la mancanza nella gestione societaria si sente. Probabilmente nemmeno l’intervento sul mercato di gennaio potrebbe migliorare le cose, perché la squadra ha il morale sotto i tacchi e perché andrebbero presi una decina di calciatori, e non uno solo.

Il tracollo dunque non pare attribuibile solo agli infortuni (che però hanno inciso tanto), ma il “colpo di testa” di Eto’o alla Zidane di ieri è sintomo che l’aria in casa Inter è davvero brutta, e se ora gli verranno assegnate due o tre giornate di squalifica, la situazione potrebbe diventare ancora peggiore. Cosa fare per risolverla? Principalmente, allo stato attuale, le mosse sono due: confermare la fiducia a Benitez, facendogli sentire l’appoggio societario; e scendere dal piedistallo di squadra più forte d’Europa, e lavorare con umiltà, come ha fatto l’Inter negli ultimi anni. Potrebbe non risolvere tutti i problemi, ma sarebbe un primo passo verso la risurrezione di una squadra mostruosa, battuta da sé stessa.

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