Serie A: il campionato meno prolifico d’Europa

di Roberto Bosio Commenta

Foto: AP/LaPresse

Che la Serie A stia perdendo colpi ce lo dicono tante cose. Due miliardi di euro di debiti – comunque è inferiore ai valori registrati nella Liga e nella Premier League -, i campioni che fanno sognare i tifosi da qualche tempo se possono scegliere decidono di andare a giocare in Spagna o in Inghilterra, e il prossimo anno rischiamo di schierare solo 3 squadre in Champions League e altre tre in Europa League.

Ora arriva anche un confronto impietoso tra il numero di reti segnate nel nostro campionato e quelle realizzate dai principali campionati europei: ci superano non solo le corazzate Premier League – 413 gol segnati in 15 giornate giocate, con una media di 2,75 gol a partita – e Liga – 351 gol in 13 giornate, con una media gol per match di 2,72.

Fanno meglio di noi anche la Bundesliga – 405 gol in 14 giornate, 3,21 gol a partita – e persino il campionato turco, la Süper Lig, fa meglio della serie A: 332 gol in 14 giornate, 2,63 gol a partita.

Nella serie A sono state segnate 313 gol in 14 giornate di campionato, equivalenti ad una media di 2,25 gol a partita. La squadra più prolifica della Serie A, la Juventus, ha segnato 26 reti, nove in meno del Manchester United e del Borussia Dortmund – migliore attacco e capoliste del campionato inglese e tedesco – e ben 12 in meno del Barcellona.

Difficile non essere d’accordo con l’ex-tecnico del Milan e della nazionale Arrigo Sacchi:

Noi ci siamo sempre salvati, parlo ovviamente in generale, più per i risultati ottenuti che per il modo di giocare. Quando non abbiamo nemmeno i risultati ci rimane poco o nulla.

E allora, cosa si può fare? Bisognerebbe seguire il modello tedesco, oltre ad imporre un maggior controllo sui conti, per non vivere al di là dei propri mezzi – e mi sembra che qualche cambiamento in questo senso stia arrivando -,

Serve una nuova politica per i vivai. Dobbiamo promuovere una nuova mentalità, a partire proprio dai giovani.

Ancora una volta è difficile non condividere le parole di Arrigo Sacchi.

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